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Google scholar


Riprendo tra virgolette un pezzo di Vittorio Zambardino apparso su Kataweb e che si riferisce a Google Scholar un nuovo motore di ricerca prodotto dalla società di Mountain View.

Ecco il testo “La nuova funzione permette di cercare parole-chiave dentro libri ed intere biblioteche, dentro paper di congressi di ricerche, dentro database scientifici. Tutto ciò che è conoscenza
accademica, purchè sia stata messa su una pagina web.
Ho provato con tre parole: Eyetrack, Internet 2 e Serendipity. La prima si riferisce, per me (conta sempre questo: cosa significa per me la parola che inserisco, cosa sto realmente cercando), ad una ricerca condotta sugli utenti web cui è stato applicata una tecnologia che segue i movimenti degli occhi. Il rischio era che l’informazione non emergesse perché il termine si trova in molti studi di ottica e di tecnologia spaziale. L’ha “beccato” dopo appena cique link, niente.
Se poi lancio la ricerca “normale” di Google sulla parola Eyetrack, in meno di un minuto ho una bibliografia perfetta per scriverci sopra un saggio.
Secondo tentativo. Internet 2: qui il rischio era la confusione, il rumore di fondo fra studi di diverso orientamento sulla rete di prossima generazione, la super-rete.. In effetti accade, ma se solo aggiungo alla parola cercata una specificazione, un secondo termine che restringe il campo, ecco apparire saggi accademici, tesi, paper presentati a convegni. Tempo richiesto: due minuti.
Terzo tentativo. Serendipity. Qui era una provocazione alla potenza tecnologica di Google. Perché su questo termine, che in inglese indica la capacità di trovare piacere in ciò che non si è cercato ma che si è comunque trovato era praticamente impossibile non inciampare in argomenti frivoli. Ebbene, nelle prime due schermate non vi è alcuna traccia di “rumore”, il sistema ha indicato solo ricerche scientifiche – in biologia, in fisica – di alto livello.
Che dire? Con Scholar Google dà un contributo importante alla selezione dell’informazione, all’eliminazione del rumore, vale a dire alla soluzione del problema che da sempre affligge la ricerca libera sui motori. Banalizzando: è la tecnologia che si autocorregge. Seguendo invece la linea di sviluppo della società californiana, si nota il movimento che punta a creare l’ambiente dell’informazione, l’info-sistema, nel quale ho a mia disposizione ciò che gli essere umani hanno prodotto su ogni argomento.”
Come avrete letto, mi resta poco da aggiungere.

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nov  04
23
alle 11:53
da redbaron


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