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Wikipedia ha le ore contate?

E’ una vera bomba quella lanciata sul pubblico del LIFT 2007 da Florence Devourad, chairwoman della Wikipedia Foundation:

“Allo stato attuale, Wikipedia dispone di risorse finanziarie per mantenere i propri server altri 3 o 4 mesi. Se non troviamo altri fondi, non è impossibile che Wikipedia possa sparire”.

Questa la notizia. Ora, passato lo stupore, una riflessione: che l’allarme lanciato dalla Devourad sia reale o solo esagerato per svegliare donatori vecchi e nuovi, la sostanza non cambia. Se Wikipedia andasse a rotoli le conseguenze sarebbero sostanzialmente due: la morte del modello di business basato sulle donazioni; il nostro rapido ritorno all’età della pietra, quando il sapere condiviso non era che una languida utopia.

UPDATE: facciamo il punto assieme a Wikipedia italia.
UPDATE/2: Florence Devourad smentisce l’imminente chiusura di Wikipedia.

(Via Scoble)

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feb  07
8
alle 05:38
da Alessio Jacona

Ultimo commento:

di bernardo parrella il 01/1/70

occorre anche tener conto che l'attenzione degli utenti e lo spazio online sono beni limitati, ne...


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7 Commenti to “Wikipedia ha le ore contate?”

  1. Stefano Vitta dice:

    Il problema è culturale e gravemente viziato da anni di internet tutto gratis.

    La gente vede la donazioni come un gesto di carità e non come il pagamento di un servizio, mentre paga canoni a Sky o a Telecom senza battere ciglio.

    Spero di non veder mai sparire un sito come Wikipedia. Sarebbe gravissimo.

  2. Giorgio Zarrelli dice:

    Dubito fortemente che Wikipedia venga spedita nell’oblio da chi la gestisce, sarebbe come buttare al vento un patrimonio che rende, anche se non direttamente sul versante economico.

    Il discorso è un altro. Il modello di business difficilmente può reggersi sulle contribuzioni spontanee degli utenti, alcuni dei quali sono essi stessi collaboratori.

    Se Wikipedia è una risorsa collaborativa in cui gli utenti stessi creano per condividere, il ritorno economico va cercato altrove. Ed è questo altrove ad aprire un orizzonte non certo privo di tinte fosche. Là dove si chiede, lì bisogna rispondere.

  3. bernardo parrella dice:

    no, wikipedia e’ ormai un multi-billion business, con la foundation, yahoo e altri investitori alle spalle

    neppure si tratta del vizietto di tutto aggratis, in questo caso, che la filosofia complessiva e’ proprio la knowledge-sharing

    pur se e’ vero che la donazione solo in italia (o quasi) e’ vista in tal senso, non qui in USA o altrove

    ovvero, la situazione non mi pare sia cosi’ drammatica — nello specifico, facendo un po’ di ricerche, si trtta piu’ che altro di un sollecito, appunto, ad aprire i portafogli dei singoli e i forzieri aziendali, visto anche il palco europeo da cui parlava
    ms. devourad

    la quale ha fatto quelle affermazioni en passant, all’interno di una relazione ben piu’ complessiva ed ampia, tipo:

    “We’re not here to make money or to be sold - we’re here for the common good.”

    calma e sangue freddo dunque, e un paio di links utili:
    http://www.tomhume.org/2007/02/lift07_keynote_.html
    http://climbtothestars.org/archives/2007/02/08/some-notes-of-florence-devouards-lift-talk-wikipedia/

  4. Anonimo dice:

    La donazione può essere lo stato intermedio, indispensabile per far capire che tutto ha un costo. Compreso questo passaggio il pubblico, gli utenti dovranno abituarsi a pagare un servizio. Un dollaro al mese per milioni di utenti e passa la paura. Non vedo catastrofi imminenti ma la fine della prateria si. Forse il “selvaggio west” è terminato e oggi comincia un nuovo periodo: quello della società economica. Credo che le donazioni resteranno ma per quei siti e quegli enti a scopo morale mentre wikipedia è un magnifico fornitore di profitto.
    Uno di questi giorni saremo tutti abbonati a Wikipedia

  5. Antonio LdF dice:

    A me tutto ciò fa riflettere, più per ragioni “teoriche” che pratiche.
    Strano come un progetto che, nato fuori dalla logica dei profitti, rischi di morire proprio per questa sua libertà e indipendenza mentre di contro, enti a scopo di lucro, si stiano avvicinando a realtà collettive e tendenzialmente gratuite.

    Come dire..wikipedia ha creato un modello efficiente ma che, per funzionare a dovere, ha bisogno di una determinata quantità di risorse che solo aziende terze e nuovi modelli di business possono fornire.

    Non so se preoccuparmi per la prevedibile commercializzazione dell’enciclopedia, o rallegrarmi per la nuova comuncazione aziendale basata su modelli collaborativi e trasparenti.

    Ok, ci sarà sempre un mecenate pronto a sganciare quattrini per mantenere i server come ci sarà sempre l’azienda che crea il wiki fasullo..ma non sembra strano tutto ciò?

  6. scisma dice:

    la verita’ e’ che la speculazione rovina le idee/ne sancisce la morte/
    l’idea resta / l’uomo anche
    questa e’ la squallida realta’

  7. bernardo parrella dice:

    occorre anche tener conto che l’attenzione degli utenti e lo spazio online sono beni limitati, nel senso che c’e’ iper-ridondanza di info similari e sempre meno originalita’ (piu’ sulla scena italica che altrove) e dall’altra la crescita degli utenti e’ rallentata, per lo meno nei paesi occidentali (e vieppiu’ in italia)

    il nanopublishing, cosi’ come gli utenti medi, tende a seguire pochi, maggiori eventi e siti, rimbalzando news per lo piu’ identiche (ancora: con maggior frequenza in italia)

    ovvio che in mancanza di contenuti originali, di gente-redazioni che “connect the dots” degli eventi anziche’ riportarli tali e quali come appaiono altrove, la gente si stufa e gli inserzionisti pure

    anche le varie diramazioni/copiature da e intorno a wikipedia spesso creano solo altro rumore, non valore aggiunto originale

    in questo caso specifico (ogni sit-situazione va preso a se’, non esiste la formalual magica del business model buono per tutti) io vedrei quindi meglio meno sperpero di risorse/contributi in giro e maggior dibattuto propositivo proprio rispetto alla “nuova comunicazione aziendale” basata comunque su modelli collaborativi e trasparenti

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