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Sifry: “Le classifiche rendono schiavi i blogger”

I maniaci delle classifiche, specie quelle dei blog, drizzino bene le orecchie. Il sottoscritto, complice la generosa ospitalità degli organizzatori di State Of The Net, ha incontrato e intervistato David Sifry, creatore di Technorati e inventore della famigerata Technorati 100. A cena la sera prima e davanti alle telecamera di Nicola Mattina il giorno dopo (video disponibile a breve), abbiamo parlato a lungo. Il risultato è un’intervista per Nova – IlSole24Ore di giovedì prossimo dalla quale è rimasta necessariamente fuori la domanda che ho rivolto a Mr Technorati per voi e solo per voi: cosa pensa Dave Sifry del bisogno compulsivo di pesare l’autorevolezza dei blog creando classifiche più o meno attendibili?

La risposta, lunga e articolata, probabilmente vi farà un po’ male:

“Trovo questo bisogno di sapere ‘in che posizione sono’, ‘chi è il primo in classifica’, o ‘chi è il secondo’ una cosa naturale e umana. Sfortunatamente è un pulsione che si traduce facilmente in schiavitù”.

La parola usata da Sifry è ’slavery’ e certo si riferisce allo sforzo crescente e condizionante che l’editor deve sobbarcarsi per mantenere la propria posizione in classifica. A questo punto l’imprenditore americano deve aver notato il mio sguardo interrogativo mentre penso “senti da che pulpito viene la predica”, perché continua:

“Certo, io sono quello che ha creato Technorati 100, ma lascia che ti racconti precisamente come sono andate le cose: nel 2003 erano in molti (Engadget e Techcrunch tra gli altri) a pregarmi di fare una classifica dei blog. Io dissi loro più volte che secondo me serviva a poco sapere chi fosse sesto e chi settimo, che in ogni caso i buoni blog sarebbero rimasti tali. Loro risposero che in realtà non gli interessava sapere chi fosse primo e chi secondo, ma che invece desideravano semplicemente avere un compendio dei migliori blog.”

Si, come no. Mi pare di vederli i blogger che oggi siedono compiaciuti nella Top100 del mondo mentre si sfregano le mani al pensiero di essere primi, secondi o anche solo 90esimi nella classifica di Technorati. E dire che Sifry aveva cercato di dissuaderli:

“Ho provato a dire loro che era una pura illusione, a spiegare quanto fosse sciocco credere che la posizione in una classifica possa dirvi siete veramente anche se, di certo, aiuta nel presentarsi ai giornalisti o agli inserzionisti pubblicitari. Bisogna essere estremamente cauti nel fare affidamento su questi rankings, e ve lo dice uno che su queste cose ci guadagna da vivere. Che credo infatti che si dovrebbe continuare a produrre contenuti di valore piuttosto che domandarsi a ogni passo ‘in che modo quello che sto per fare influenzerà la mia posizione in classifica?”. L’errore più grave è finire col pensare che questa sia l’unica cosa che conta, mentre in realtà si sta solo dando più potere al tizio che ha creato la classifica”.

Mi pare tutto molto chiaro: secondo Sifry le classifiche inducono i blogger ad ammazzarsi di lavoro per conquistare o difendere posizioni e fanno credere a giornalisti, inserzionisti o imprenditori che basti una top100 per capire cos’è la blogsfera e, nel caso, a chi rivolgersi. Tutti sconfitti e nessun vincitore.

A questo punto mi sembra di avere davanti un’istantanea dell’Italia, quindi ribatto augurandomi che i blogger italiani ascoltino i suoi consigli. “Probabilmente non lo farete”. risponde Mr Technorati, e scoppia a ridere fragorosamente.

Pare ci conosca meglio di quanto voglia dare a vedere.

UPDATE: è disponibile il post con l’intervista completa
UPDATE2: è disponibile il video (in due parti) dell’intervista
UPDATE2_eng:
a two-part video interview is available here
———–
Photo:
Author: James Duncan Davidson/O’Reilly Media, Inc.
Source: Flickr

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feb  08
26
alle 02:43
da Alessio Jacona

Ultimo commento:

di viscontessa il 01/1/70

Ben vengano le classifiche, ben venga la priorità per alcuni di garantirsi la poltrona “virtua...


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12 Commenti to “Sifry: “Le classifiche rendono schiavi i blogger””

  1. luca dice:

    non conosce solo noi. conosce l’animo umano. il bisogno di competere, quello di sopraffare, quello di gratificarsi, quello poi di mettersi in vendita. Ma, toglimi una curiosità, il furbacchine mica faceva lo psicologo?

  2. antonio vergara dice:

    a parte la contraddizione che lui stesso fa notare, direi che esprime concetti condivisibili. l’attenzione compulsiva alle classifiche è il male moderno della blogosfera – anche io non riesco poi tanto a farne a meno – e alimenta quello che io chiamo il circolo vizioso. mi spiego meglio: non è detto che un blog quinto in classifica sia migliore/interessante di uno che staziona alla millesima, però certo quel blog godrà di maggiore autorevolezza data proprio dalla posizione in clasifica. poi noto che i “top blogger” si citano a vicenda (e quindi con il gioco dei link ibernano le loro posizioni) e i quotidiani e le aziende in modo piuttosto superficiale invitano sempre loro.

  3. luca dice:

    concordo in pieno antonio

  4. Antonio Tombolini dice:

    Mah, mi ricorda certi moralisti “tutti d’un pezzo” che si vedono nei film (e anche nella vita), che poi vai a grattare e scopri che di mestiere fanno i papponi.
    Facesse meno moralismo (cinico) e provasse a far funzionare come si deve (ma non ci riuscirà, Technorati è chiaramente doomed) la sua “creatura”.

  5. Andrea Beggi dice:

    Mah, sinceramente mi sembrano parole strane, dette da Sifry. Quando l’ho sentito parlare a Milano alla Edelman, sosteneva che l’autorità dipendesse dai link. Mi sembrano due concetti agli antipodi.
    E comunque senza quel numerino vicino ai blog, lui non mangerebbe.
    Detto questo, ha ragione da vendere.
    E, sì, TR è in fase calante….

  6. antonio consoli dice:

    Mi sono permesso di scrivere qualcosa in un post nel mio blog. Lo segnalo qui nel caso possa essere utile per un eventuale discussione in merito a classifiche et similia.

  7. Giorgio Zarrelli dice:

    I miei 2 cents:

    Una classifica è la riproposizione della classica proposizione a identificare se stessi rapportandosi agli altri: io osservo dove sono gli altri che conosco e in base alla mia posizione rispetto alla loro individuo e identifico me stesso.

    E’ un meccanismo naturale e che fà la fortuna delle classifiche, perché ripropone un modello sociale archetipo.

    Poi, che questo diventi un modello personale di comportamento compulsivo, è come per le caramelle: c’è chi le mangia per piacere, c’è chi non ne riesce a fare a meno, pur vergognandosi di questa propria schiavitù.

  8. gluca dice:

    c’è qualche blogger che vive per le classifiche? dai? io non ne conosco nemmeno uno ;-)

  9. Antonio LdF dice:

    Il mio commento all’interessantissima intervista di Sifry condotta da alessio Jacona su Blogs4Biz.

    La classifica non è indice veritiero di qualità perché spesso i link non sono legati solo al valore dei contenuti, quanto anche alla fiducia personale, all’amicizia o addirittura ai flames.
    Questo significa che capita spesso che un gruppo si linki reciprocamente incrementando la sua “affidabilità” circolarmente, senza meriti oggettivi.

    Questo è un sistema antigravitazionale che non viene influenzato dai sommovimenti della conversazione in Rete, semplicemente perché la conversazione sembra esistere solo in quella sfera autolevitante che accentra l’accentrabile.

    Se poi questi gruppi sono i TTB (top ten blogger), si capisce quanto fittizia sia la loro affidabilità e quanto le classifiche siano relativamente poco indicative (senza parlare di link vecchi anni..).

    La passione di alcuni nei confronti delle classifiche invece ha secondo me origini diverse.
    Una umana, e qui giù di considerazioni filosofiche superomistiche, un’altra quella di cui parla Andrea, quella professionale (numerino=lavoro) che lega sempre più spesso volti noti della blogsfera al mondo universitario e della comunicazione “tradizionale”.

    Ma andiamo al polemico.
    A me sembra che l’unico vantaggio dei TTB, che a volte sono e restano tali grazie ai meccanismi di cui sopra (nonostante la qualità dei post sia sempre alta come anche l’expertise), giovi economicamente per lavoretti come consulente, relatore, comparsista o altro; tutti ruoli che si, giovano al portafoglio, al curriculum etc, ma che raccolgono solo le briciole della comunicazione “istituzionale” online che non cerca nomoni da piazzare, quanto esperti che sappiano lavorare “e basta”.

    Questo porta a sua volta, come fa notare Sifry, al bisogno compulsiv-lavorativo di scrivere, bloggare, rovistare e rieditare la Rete anche quando non si avrebbe nulla da dire e questo, di certo, non fa bene a nessuno; meno che mai alla loro salute e alla Rete Intera.

  10. livefast dice:

    a me piacciono le classifiche. tra le forme di indicizzazione dell’informazioni in rete sono quella che più spesso mi conduce a piacevoli scoperte. per dire che non sono le classifiche, è chi le usa e *come* le usa.

    (quanto poi al divenirne schiavi per alcuni è inevitabile, poiché è nella loro natura divenire schiavi delle cose. Non è che il vino – poiché alcuni ne abusano – debba considerarsi una cosa cattiva, no?)

  11. Dario Salvelli dice:

    Schiavi semplicemente perchè molti blogger hanno iniziato a pensare di voler monetizzare e farne una professione, dunque le classifiche servono anche a questo. E’ una banalità ma tant’è che fa parte del fenomeno del quale parla Sifry.

  12. viscontessa dice:

    Ben vengano le classifiche, ben venga la priorità per alcuni di garantirsi la poltrona “virtuale”, ben vengano i blogger uomini sempre più agguerriti e interessati delle donne a qualsiasi tipo di competizione soprattutto se ciò che ci si guadagna è una qualche forma di potere, e ben vengano i punti da Mulino Bianco dei link da altri blog che contano (e se a linkarti non è un blog ma un qualsiasi altro sito, sculo, a casa Barilla i punti della Galbani non li vogliamo), però poi quando capita che qualcuno con una visibilità maggiore di qualsiasi fighissimo blogger parla male dei blog, non stiamo a sprecar parole per difendere i blog come il più grande fenomeno sociale, culturale e democratico della storia recente (come riportato nella lettera indirizzata a Vespa e pubblicata da Quintarelli), i blog sono solo un ulteriore mezzo di comunicazione che si esprime riproducendo fedelmente i meccanismi già in essere nella vita reale.

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