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Businessweek.com fa giornalismo alla faccia dei lettori

bwcomCome già sapete, al Festival del Giornalismo di Perugia partecipava anche John Byrne, direttore di Businessweek.com. Tra una chiacchiera e l’altra, abbiamo parlato anche della brillante inizitiva  denominata “In your face” (letteralmente: Alla faccia tua!) con cui il giornale on line  offre ampia evidenza ai commenti più interessanti dei lettori.

Byrne ha citato l’iniziativa in un contesto preciso: assieme ad altri ospiti di un panel sul giornalismo on line, aveva anch’egli magnificato le meraviglie dell’interazione giornalista-lettore oggi consentita in vari modi da internet, sottolineando come tale conversazione arricchisse, spesso correggesse e, in alcuni casi, determinasse il lavoro suo e dei suoi redattori.

Quando è venuto tempo di fare domande, ho colto l’occasione per sollevare un problema: l’interazione giornalista-lettore è vantaggiosa per entrambi quando il lettore è un utente della rete evoluto, consapevole, dotato di conoscenze specifiche almeno in un campo, capace insomma di portare vero valore alla conversazione.

Peccato però che, almeno in base alla mia esperienza, sono ancora moltissimi gli utenti che non sembrano affatto appartenere a questa categoria, e che anzi appaiono spesso disorientati, ingiustificatamente malevoli oppure semplicemente sperduti nel web, senza la minima idea di dove si trovino quando commentano un contenuto che spesso no leggono nemmeno. C’è insomma  ancora forte la necessità – è la mia tesi-  di formare e alfabetizzare il vasto pubblico all’uso della rete prima di ancora di chiedergli aiuto.

Rispondendo solo in parte alla mia obiezione, Byrne ha raccontato di come al suo giornale si identifichino, si mettano in evidenza ed incoraggino ad interagire i lettori dando loro un volto ed una apposita pagina dove raccogliere i loro migliori commenti. La pagina intitolata “In your face”.

Da un punto di vista editoriale, l’idea è interessante per due diverse ragioni: da un lato si motiva e stimola la partecipazione del lettore ripagandolo in visibilità. Dall’altro, come spiega lo stesso Byrne,

“mettere in evidenza determinati commenti consente al giornale di definire lo standard della conversazione. Ogni giorno prendiamo due o tre dei commenti migliori e li mettiamo in home. Ogni anno, lanciamo un contest per premiare i commentatori che hanno guadagnato maggior visibilità”.

Un strategia che fino ad ora si è rivelata vincente e che meriterebbe maggior diffusione tra gli editori; ma  anche che, almeno nello specifico caso di Businessweek.com, mi sembra abbia un punto debole: i “migliori” commenti  dei lettori non sono votati e quindi scelti dal pubblico, ma vengono selezionati dalla redazione.

Certo, questa impostazione ha un senso se si considera che il giornale – nonostante l’entusiamo verso l’interazione con il lettore mostrato a Perugia da Byrne – non ha nessun interesse a dare troppo controllo in mano agli utenti. Resta tuttavia il fatto che, per contro, lasciare la scelta dei lettori “virtuosi” tutta nelle mani dei redattori snatura in parte la conversazione e lascia il sospetto che quest’ultimi possano scegliere a chi dare evidenza secondo la loro convenienza, piuttosto che per reale merito dei commentatori.

Il tutto “alla faccia” dei lettori intellettualmente più vivaci ma “colpevoli” di essere troppo critici.

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apr  09
15
alle 05:13
da Alessio Jacona


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