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Digg farà votare agli utenti anche la pubblicità online

Mettiamo il caso che voi abbiate un sito frequentato da 36 milioni di utenti unici al mese, che il vostro unico modello di business sia basato sulla pubblicità on line (su piattaforma Microsoft) e che i vostri utenti siano per la maggior parte abituati a caricare e votare i contenuti che poi voi diffondete.

Se queste condizioni sono tutte vere contemporaneamente, allora non c’è dubbio: vi chiamate Kevin Rose, siete i creatori del sito di “editoria sociale” Digg.com e vi state apprestando a compiere un passo importante (nonché pericoloso) nella vostra carriera, ovvero cambiare il modo di fare pubblicità on line.

Questi i fatti: a Digg si lavora alacremente per ultimare e mettere online una nuova “advertisement platform” che, da un lato, consentirà a Rose&Co di gestire in autonomia la pubblicità su Digg mentre, dall’altro, darà la possibilità agli utenti del sito di votare anche la pubblicità oltre che le notizie.
Avete capito bene: si potranno votare le inserzioni presenti su Digg che, peraltro, appariranno mischiate ai contenuti informativi veri e propri, pur restando facilmente distinguibili da quest’ultimi (assicurano da Digg) grazie a precise scelte grafiche.
E non è tutto: votare una pubblicità non significherà solo determinarne la visibilità sul sito, ma consentirà agli utenti di influenzare direttamente la spesa degli inserzionisti. Traducendo, le pubblicità più popolari costeranno meno ai committenti, che avranno sconti in proporzione al numero di voti positivi ottenuti. Viceversa, i voti negativi renderanno lo spot progressivamente più costoso per gli inserzionisti meno fortunati.

Insomma, Kevin Rose sembra pensare che, se proprio deve essere la pubblicità a mantenere il suo business, che questa almeno sia gradita al suo pubblico. Per non parlare del fatto che, con un sistema come questo a regime, Digg potrà fornire agli advertisers dati in tempo reale sull’efficacia dei loro messaggi pubblicitari. Un esperimento affascinante e rischioso se si considera che gli inserzionsiti “bocciati” potrebbero disertare Digg mentre quelli di successo, visti gli sconti previsti, potrebbero rivelarsi poco remunerativi per l’azienda.

Staremo a vedere. Intanto mi sembra giusto ricordare che l’idea di far votare le pubblicità agli utenti non è nuova: ci aveva pensato già nel 2005 il diabolico Calacanis con Focus-Ads, iniziativa interessante ma dalla vita assai breve.

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giu  09
4
alle 04:28
da Alessio Jacona


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