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Hi-tech, Cisco taglia 3mila posti

L’ultima in ordine di tempo ad annunciare licenziamenti e terrorizzare i mercati era stata Panasonic: il colosso giapponese, colpito assai duramente dalla crisi, aveva infatti annunciato nelle scorse ore 15mila licenziamenti e la chiusura di 27 fabbriche in tutto il mondo. Un’ecatombe.

Apparentemente meno grave (ma pur sempre degna di nota) è la situazione di Cisco: ufficialmente, l’azienda non era e non sarebbe intenzionata a licenziare nessuno. In pratica, entro un mese da oggi 2mila dipendenti su 67mila totali se ne saranno tornati a casa (altri mille hanno già avuto il ben servito nel passato recente).

E’ giusto ricordare che quelli in corso nel gigante tecnologico non sono i soliti, brutali tagli al personale per ridurre i costi: al contrario, il CEO John Chambers ha intrepreso la strada della “ristrutturazione” e del “riallineamento”, che tradotto significa spostare le risorse utili in contesti dove possano produrre meglio e tagliare posti dove il business è senza speranza.

Un’operazione chirurgica, mirata, messa in pratica con un progetto di rilancio in testa,  è di certo meno dolorosa e lascia meno segni sul “paziente” che non indiscriminati e precipitosi “taglio da macellaio”.

Tuttavia, sempre di licenziamenti si tratta. E siamo solo a febbraio.

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feb  09
5
alle 02:54
da Alessio Jacona


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