Archivi della categoria ‘Approfondimenti’

Approfondimenti

Twitter 101, ovvero il micro-blogging spiegato alle aziende dai suoi inventori

Perché Twitter possa continuare ad esistere e far “cinguettare” milioni di persone, qualcuno prima o poi dovrà pagare. Difficile possa trattarsi degli utenti finali, che posti di fronte alla necessità di mettere mano al portafogli non ci penserebbero due volte a migrare verso altri “nidi”, tipo jaiku.

Resta quindi una sola alternativa credibile: far pagare le aziende che usano il servizio a vario titolo per comunicare se stesse, segnalare prodotti, fare “conversazione” con gli utenti e quant’altro. I creatori di Twitter lo sanno da un pezzo ma oggi, finalmente, sembra si stiano risolvendo a fare qualcosa in proposito.

Lo dimostra la pubblicazione di Twitter 101, “a special guide” espressamente pensata per spiegare “how businesses can best use Twitter”:

Scrive il co-fondatore di Twitter Biz Stone sul suo blog:

“We coordinated with business students and writers to surface some interesting findings, best practices, steps for getting started, and case studies. The results demonstrate how customers are getting value out of Twitter and suggest techniques businesses can employ to enhance that value. While this work was envisioned for businesses, it’s also useful for anyone using Twitter so have a look if you like.”

Il documento, è diviso in sei parti, “What is Twitter”, “Getting started”, “Learn the lingo”, “Best practices”, “Case studies” e “Other resources”. In Best Practices, ho trovato molto interessante ed educativa per le aziende una breve riflessione su come valutare i risultati ottenuti con il servizio di Microblogging. Inizia così:

Before you set up measurement tools, focus on the quality of your engagement, and use your gut to check how things are going. How’s the feedback and interaction with your followers? Are you responding to most or your @messages? Are most tweets about you positive? Or if they started out largely negative, are they coming around? Are more people beginning to engage with you and mention your company?

“Use your gut to check how things are going” è una frase fantastica che non solo propone un suggerimento sacrosanto, ma offre al contempo la misura di quanto possa essere diverso il mondo dl business americano dal nostro.
Per capirsi, provate a immaginare le reazioni del tipico manager italiano se, alla domanda “come valutiamo i risultati ottenuti”, voi doveste rispondere candidamente: “basta usare la pancia”.

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lug  09
24
alle 04:37
da Alessio Jacona

Approfondimenti, Notizie

I dieci brand più attivi nei social media

Quando si tratta di studi e analisi relativi all’interazione tra aziende e web2.0, il nome di Charlene Li è una garanzia di serietà e accuratezza. Già analista della Forrester e co-autrice del bel libro “L’onda anomala” insieme con Josh Bernoff (nostra vecchia conoscenza), la signora Li torna ora a far parlare di sé pubblicando uno studio che ridefinisce la classifica dei brand più importanti al mondo secondo un parametro del tutto inusuale: il loro grado di partecipazione ai social media. Ecco i primi dieci:

1. Starbucks (127)
2. Dell (123)
3. eBay (115)
4. Google (105)
5. Microsoft (103)
6. Thomson Reuters (101)
7. Nike (100)
8. Amazon (88)
9. SAP (86)
10. Tie – Yahoo!/Intel (85)

Lo studio verifica e analizza la presenza di queste aziende su oltre dieci “canali” inclusi blog, social network come  Facebook e Twitter e forum. Definisce 4 tipi di brand (mavens, butterfly, selective, wallflowers) a seconda del loro coinvolgimento dei social media e, probabilmente con troppo ottimismo, mette in diretta relazione l’intensità di tale coinvolgimento con l’aumento o la diminuzione dei ricavi annunciati negli ultimi 12 mesi dalle aziende oggetto dell’analisi.


ENGAGEMENTdb: Most Engaged Brands On Social Media

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lug  09
21
alle 08:01
da Alessio Jacona

Ultimo commento:

di Lorena il 01/1/70

serve una mano?

Approfondimenti

Il New York Times potrebbe chiedere agli utenti online di “pagare per leggere”

Il New York Times sta seriamente considerando l’opportunità di offrire i propri contenuti online in abbonamento per 5 dollari al mese. Considerata la portata e la drammaticità della crisi che sta colpendo la carta stampata americana, la notizia non stupisce più di tanto. Anzi, ben si accorda con le recenti affermazioni del magnate austrialiano Rupert Murdoch, secondo cui entro un anno bisognerà pagare per accedere ai contenuti delle sue testate online, ponendo fine a quello che egli stesso ha definito un “malfunctioning business model”.

Detto questo, mi sembra valga la pena ricordare che solo due anni fa, nel settembre 2007, l’NYT annunciava trionfalmente l’apertura al pubblico del suo intero archivio storico online.
Da allora ad oggi ne è passata di acqua sotto i ponti.

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lug  09
10
alle 06:41
da Alessio Jacona

Approfondimenti

Nasce Andreessen Horowitz, Venture Capital americano da 300 milioni di dollari

In tempi di crisi, di tagli al personale e di cordoni della borsa ben chiusi, la nascita di un nuovo Venture Capital, seppure Oltreoceano, merita di essere riportata. Se poi il capitale iniziale è di 300 milioni di dollari e la mission è investire in qualsiasi cosa abbia a che fare con computer e software, allora la cosa inizia davvero a diventare interessante. Quel che è che certo è che Marc Andreessen and Ben Horowitz, sostanzialmente i due creatori della nuova entità che da loro prende il nome, hanno intenzioni assai bellicose. Dalle dichiarazioni dello stesso Andreessen si evince infatti che il nuovo VC avrà facoltà di investire da 50mila a 50 milioni di dollari in “business at early-stage, venture-stage, and late-stage”. Chiaro fin da subito anche in cosa la Andressen Horowitz non intende investire: non un soldo finirà in “clean, green, energy, bio, nano, medical devices, electric cars, rocket ships, space elevators” spiega infatti Andressen non senza un filo di ironia. Infine un’annotazione che potrebbe interessare anche chi agisce dalle nostre parti: Nell’intervista di presentazione del nuovo VC sempre Marc Andressen ha infatti detto che, sebbene la loro attività sarà focalizzata primariamente nella solita Silicon Valley, lui e Ben Horowitz sono pronti a investire ovunque ce ne sia bisogno.

Se avete qualche buona idea da proporre, siete stati avvertiti.

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lug  09
6
alle 02:55
da Alessio Jacona

Approfondimenti

Lo stato dell’arte di Digg secondo il fondatore Kevin Rose

Qualche tempo fa, in uno delle tante video-interviste che quest’anno il canale Fox Business US ha realizzato durante un “tour” di tre giorni tra le aziende della Silicon Valley, il fondatore di Digg Kevin Rose ha rivelato dettagli interessanti sullo stato di salute e sul modello di businness della sua azienda. Credo valga la pena recuperare e riportare qui brevemente i passaggi più significativi della sua intervista:

- Digg riceve 1,5 miliardi di “impressions “ al mese attraverso i “bottoni” per votare gli articoli sparsi in giro per la rete su una moltitudine di siti. E il numero di hit cresce a un rate di 100/200 milioni al mese.

- Il modello di business (come Rose aveva già detto a Blogs4biz nel 2007) è sempre e solo l’advertising. Facile – aggiungo io – quando si è uno dei 50 siti più visitati al mondo.

- Chi fa pubblicità su Digg è disposto a pagarla da 10 a 20 volte di più di quello che mediamente un social network riesce a strappare agli inserzionisti.

- Il successo di Digg ha fatto sì che grandi giornali come LAtimes, NYttimes e WSJ chiedessero l’aiuto di Rose&co per capire come fare a non chiudere i battenti. Attualmente Rose e i suoi stanno aiutando queste testate in due modi.
1) Inviano sui loro siti qualcosa come 80 milioni di utenti al mese;
2) fanno formazione rispetto all’uso e alla monetizzazione deelle tecnologie di social networking.

- Il futuro dei giornali non è segnato e la stampa tradizionale non è morta: assisteremo tuttavia ad un “consolidamento” del mercato dove solo i più forti resteranno in piedi.

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giu  09
25
alle 04:29
da Alessio Jacona

Approfondimenti

Stati Uniti, Bing guadagna consensi

Nonostante la rete pulluli di commenti sarcastici (come questo) sulla scelta del nome, il nuovo motore di ricerca targato Microsoft sembra guadagnare rapidamente consensi tra gli utenti americani. Una ricerca appena pubblicata da Comscore rivela infatti che, nei giorni che vanno dal 25 maggio al 12 giugno, la quota percentuale di ricerche fatte con Bing è passata dal 9,1 al 12,1 per cento, recuperando ben tre punti percentuale sulla concorrenza in poco più di due settimane.

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comscore-microsoft-bing-site-search-performance-june-2009

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giu  09
23
alle 03:55
da Alessio Jacona

Approfondimenti, Interviste

Due chiacchiere con Pietro Scott Jovane

jovane-jacona-intervista

Lunedì scorso sono stato ospite nella sede Microsoft a Milano per partecipare a un confronto tra alcuni blogger e l’amministratore delegato di Microsoft Italia. Prima dell’evento, c’è stato il tempo di sedersi a un tavolo con Pietro Scott Jovane e fare due chiacchiere sui seguenti temi:

- un bilancio sull’anno appena trascorso, il primo per lui nel ruolo di AD Microsoft;

- il test partecipato dagli utenti di Windows 7;

- Cos’è per Pietro Scott Jovane l’innovazione.

Se l’argomento vi interessa, basta un click del mouse sull’immagine qui sopra per andare al post con il video dell’intervista.
Per i più curiosi, qui sotto è invece disponibile l’intervista fatta con Pietro Scott un anno fa proprio in occasione del suo insediamento alla guida di MS Italia. Questo secondo video è stato realizzato (con maestria) da Luca Sartoni.

Innovazione e continuità in Microsoft Italia: il futuro dell’azienda secondo il nuovo AD Pietro Scott Jovane from Intruders.TV Italia on Vimeo.

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giu  09
17
alle 03:34
da Alessio Jacona

Approfondimenti, Interviste

Josh Bernoff sul corporate blogging

«Solo il 16% per cento degli utenti crede nella veridicità dei corporate blog. Di tutti i tool online adoperati nella comunicazione aziendale e nel marketing, il blog aziendale è in assoluto quello che riscuote meno fiducia, meno addirittura dell’e-mail marketing». A parlare è Josh Bernoff, vice president e principal analyst di Forrester Research, nonché co-autore insieme a Charlene Li dell’ottimo libro intitolato “L’onda anomala – Interagire e collaborare con i consumatori ribelli”, intervistato in occasione di una sua recente visita a Roma.
I dati in suo possesso parlano chiaro: molto spesso i corporate blog  falliscono la missione di instaurare un dialogo con gli utenti perché vengono usati male dal management e, nel loro insieme, questi deludenti tentativi hanno generato sfiducia in larga parte dell’audience. Per dirla con Bernoff,  «il problema è che aprire un blog solo per avere un altro posto dove pubblicare comunicati stampa non serve a niente se non a farvi sembrare degli idioti».
Detto questo, è lecito domandarsi se le aziende debbano o meno rinunciare la corporate blogging e dedicarsi ad altro: «Penso che dovrebbero prima riflettere bene sul perché vogliono o non vogliono fare blogging – risponde Bernoff – Se  diamo un’occhiata oggi al blog di General Motors (Fast lane), scopriamo che in buona parte vi si parla di crisi e vi si difendono le posizioni dell’azienda, mentre solo un anno fa l’unico argomento trattato nei post erano le automobili GM. Nel loro caso è stato un bene avere un blog, perché oggi consente loro di rispondere sui temi della crisi e perché hanno capito che bisognava cambiare registro».
Riassumendo, il corporate blogging non è per tutti. In molti ci si sono buttati a capofitto senza capire realmente cosa stessero facendo e creando mostri capaci solo di deludere l’audience, generare diffidenza.

«E’ interessante notare che due anni ricevevo molte domande sull’argomento blog, mentre adesso sono molto diminuite – precisa il Vp Forrester – Da un lato, questo dipende dal fatto che molti dei manager che fino a ieri avevano tentennato ritardando l’avvio di iniziative “web2.0”, oggi sono saltati a pié pari  in altri contesti come ad esempio i social network, saltando di fatto il corporate blogging». Altri invece si sono scottati con esperienze mal gestite o semplicemente «non hanno ottenuto quello che si aspettavano e hanno accantonato il blog».
E’ dunque la fine del corporate blogging? In realtà no: dopo la popolarità e i facili entusiasmi iniziali c’è stata un’inevitabile e crudele selezione naturale che oggi ci consente di dire con maggiore certezza chi ha fatto bene e chi ha fatto male, ma anche chi dovrebbe e non dovrebbe bloggare, identificando sostanzialmente due possibili strade da seguire: «Ci sono aziende i cui CEO che dovrebbero bloggare perché hanno passione e idee che meritano di essere condivise oltre che la capacità di sintetizzarle in un post– conferma Bernoff – altre (come Sun, HP, Microsoft) che hanno preferito dare a tutti dipendenti gli strumenti per bloggare, trasformandoli di fatto in ambasciatore del brand e dispensatori di consigli, indicazioni, suggerimenti». Entrambe le strade sono praticabili. dovete solo capire qual è la vostra.
Concludendo, non è ancora suonata l’ora del blog aziendale. Siamo anzi in una fase dove finalmente c’è spazio solo per iniziative di qualità, e questo non può essere che un bene. Per tutti.

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giu  09
16
alle 11:35
da Alessio Jacona

Ultimo commento:

di vargen il 01/1/70

Penso che sia il corporate blog come i social network siano un fallimento. L' ultimo, il socialn...

Approfondimenti

Cos’è l’innovazione?

Prima del Workingcapital camp ho avuto la possibilità di chiedere ad alcuni dei partecipanti cos’è per loro l’innovazione. Nel video di seguito trovate le risposte di Vincenzo Boccia (vice Presidente di Piccola Industria di Confindustria), Emil Abirascid (giornalista e innovatore), Leonardo Camiciotti (responsabile del development program di Top-Ix), Gianluca Dettori e Stefano Vitta.

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giu  09
15
alle 06:12
da Alessio Jacona

Approfondimenti

PA, innovazione e web2.0

Lo scorso maggio a Roma si è svolto il ForumPA 2009 che, tra mille eventi istituzionali, aveva in programma il Barcamp Innovatori PA. Mentre ero lì sono stato coinvolto dal buon Gigi Cogo in un’intervista a due con Luca Sartoni nella quale abbiamo parlato, ognuno dalla sua prospettiva, Pubblica Amministrazione, innovazione e web2.0. Il risultato lo trovate qui sotto.

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giu  09
10
alle 04:59
da Alessio Jacona

Ultimo commento:

di up-comunicazione » INNOVAZIONE E WEB 2.0 il 01/1/70

[...] Da blogs4biz un intervista doppia, ad Alessio Jacona e Luca Sartoni. [...]