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Un ultimo post di commiato
Ridendo e scherzando sono passati 5 anni. Ho pubblicato circa 2mila post da quando, alla fine del 2003, è iniziata la mia avventura con Blogs4biz. Avventura che, come avviene per tutte le cose, nel bene e bel male giunge oggi al suo termine.
E’ stato un lungo viaggio, un percorso di ricerca e apprendimento guidato dalla necessità di informare. Un’esperienza giornalistica grazie alla quale ho imparato molto di quello che oggi so sulla nuova rete (o sul web2.0, se preferite) e su come essa abbia cambiato il modo di comunicare tra aziende e persone.
Cinque anni di ricerche, interviste, approfondimenti, riflessioni, segnalazioni. Cinque anni per contribuire alla costruzione di un background culturale che desse al management italiano gli strumenti necessari a gestire la rivoluzione in corso. Rivoluzione che si conosce ancora troppo poco, ma di cui finalmente si è iniziato a intuire l’importanza.
E se questo oggi avviene, credo sinceramente che una piccola parte di merito vada anche a Blogs4biz e al suo editore, Luca Ajroldi.
Cinque anni fa, mentre ancora tutti annaspavamo nella preistoria del corporate social networking italiano, Luca seppe prevedere il futuro e comprese che blog e social network sarebbero stati il domani della comunicazione aziendale.
Aveva ragione. Per questo è giusto ricordare che, se al tempo lui non mi avesse spinto nella giusta direzione affidandomi Blogs4biz, quasi sicuramente avrei perso un treno rivelatosi poi fondamentale nella storia della mia crescita professionale.
Ora quel treno giunge a destinazione: per me è ormai tempo di lasciarlo per salire sulla successiva coincidenza.
Grazie a tutti coloro che hanno seguito questo blog, che con i loro commenti lo hanno arricchito e spesso indirizzato nel giusta direzione. Grazie a Luca Ajroldi e a Communicagroup per il sostegno e l’indipendenza concessami. Grazie al prode Manfredi Galano per la sua presenza costante e discreta. Grazie agli altri blogger del gruppo, per aver fatto di Communicagroup una fonte d’informazione di qualità nella quale è stato un privilegio lavorare e crescere.
Grazie a tutti, ne è valsa davvero la pena.
da Alessio Jacona
Avete mai accettato denaro in cambio di un post positivo?
Prendo in prestito l’idea da Darren Rowse di Problogger per girare una domanda leggermente diversa alla blogosfera italiana. Se infatti confrontate il mio quesito con l’originale “Have You Ever Written Paid Posts On Your Blog?”, capirete come ciò che mi interessa sapere non è se venite pagati o meno per bloggare (se cioè avete fatto un lavoro del blogging), ma se piuttosto vi siete mai lasciati convincere a parlare bene di qualcosa (specie di aziende o prodotti) o di qualcuno in cambio di denaro.
Sarei felice che rispondeste nei commenti, ma mi accontenterei anche di un vostro prezioso voto dato tramite l’apposito sondaggione creato per l’occasione.
A voi la scelta.
da Alessio Jacona
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di Gioxx il 01/1/70
Il blog di Stefano Venturi (AD Cisco), luci ed ombre di un debutto inatteso
Stefano Venturi, amministratore delegato di Cisco Italia, ha appena aperto un blog intitolato “Itinerando“. Nel suo primo (e finora unico) post pubblicato otto giorni fa tra le altre cose scrive:
Ho deciso di non aprire un blog nominale ma di essere ospitato all’interno della comunita’ di Nova100. Ho fatto questa scelta perche’, dal mio punto di vista, aprire un blog vuol dire entrare a far parte di una comunita’ nella quale confrontarsi, apprendere e crescere insieme. Per queste ragioni il fatto di entrare in Nova100 mi fa sentire piu’ a mio agio, accolto da amici con i quali conversare soprattutto del lato sociale ed umanistico delle tecnologie, piu’ che di quello puramente tecnologico.
E poi ancora:
da Alessio Jacona
AviatorAZ, il blogger di Alitalia si arrende e chiude
Due giorni fa Repubblica scriveva un pezzo su AviatorAZ, pseudonimo con cui un anonimo steward dell’Alitalia firma da tre anni i post sul suo blog personale. (maggiori informazioni sono disponibili qui)
L’articolo metteva prima in grande risalto disservizi, guasti e difficoltà quotidianamente affrontate e documentate con tanto di foto dal blogger “volante”; poi “riorganizzava” abilmente tali testimonianze per costruire e sostenere una tesi semplice e chiara: i voli sulla nostra sventurata compagnia di bandiera non sono sicuri.
Subito è nato un botta e risposta tra il quotidiano e il blogger che, ritrovatosi suo malgrado famoso, ha preso la parola per difendere la propria azienda e smentire Repubblica: “Su quei voli ci salgo tutti i giorni anche io – ha risposto – e sono sicuri”.
Poi spiega: tutti i piccoli guai e contrattempi documentati sul blog non hanno mai compromesso la sicurezza in volo. Se sono stati raccontati online, è soprattutto per testimoniare i piccoli grandi gesti che ogni giorno il personale di una compagnia aerea deve compiere per tenere in piedi la baracca in tempo di crisi, vincendo mille piccole sfide quotidiane nel tentativo di offrire un servizio decente al cliente.
Parole che facevano veramente bene ad Alitalia e che, purtroppo, non ascolteremo più: lungi dal comprendere il senso dei post scritti da AviatorAZ e, sopratutto, bene imboccati dal “furbo” articolo di Repubblica, molti lettori (e tra loro anche vari dipendenti di AZ) hanno lasciato commenti inferociti a vari post sul blog dello steward, costringendolo infine a una più prudente ritirata strategica. Il blog ora è offline.
Peccato per la compagnia, che perde una voce critica ma leale e umana come mai ne aveva avute prima.
Peccato per Repubblica, che dimostra ancora una volta di non capire la blogosfera e – peggio ancora – di sapervi attingere solo per strumentalizzarne ai propri fini idee e contenuti. Nel caso specifico, per dare adosso ad Alitalia e, indirettamente, a quella parte politica che ancora nulla ha fatto per salvarla nonostante altisonanti promesse elettorali.
Peccato infine per AviatorAZ, che ha voluto gentilmente consegnare ai commenti di blogs4biz le sue amare parole di commiato dalla blogosfera:
“Grazie per la chiave di lettura che è stata data di quello che era il blog – scrive lo steward riferendosi al mio post di ieri – purtroppo ben pochi l’hanno vista così: la stragrande maggioranza s’è indignata invece per quello che è stato fatto vedere, fermandosi in modo miope alla semplice superficie, non capendone il senso.
Il rammarico è forte, per l’eco suscitata, per l’occasione persa a mio modo di vedere per migliorare le cose, non per renderle ancora più difficili per chi lavora in questa Azienda.
Come dice giustamente il sig. Rosati, tutto quello che si vede è assolutamente compatibile e in regola con le misure e dettàmi di sicurezza internazionali; i controlli sono incrociati e serrati. E pur volendo, non ho mai trovato qualcosa che non fosse compatibile [con gli standard di sicurezza n.d.r.]: se un aereo non è in assoluta sicurezza, resta a terra, si scende, e il coordinamento ce ne assegna un altro.
Un paragone, forse stupido: quanti di noi si mettono al volante della propria auto con “cognizione di causa”? Quanti fanno i controlli dell’olio, dell’acqua, delle gomme, dei fari e delle frecce, della chiusura delle portiere, della distribuzione di un eventuale carico a bordo, del liquido dei tergicristalli, ad ogni singolo spostamento? Immagino pochissime e rarissime mosche bianche.. bene in Alitalia questi controlli, con i dovuti paragoni, si fanno per ogni singolo volo di ogni singolo aereo in ogni singolo giorno dell’anno… e non li fa una sola persona”.
A chi poi lo accusa di aver chiuso il blog perché ha la “coscienza sporca”, AviatorAZ risponde:
“Coscienza sporca di cosa? la mia o quella di chi è responsabile degli sfaceli? e i provvedimenti nei confronti di chi dovrebbero essere presi? di chi ha consentito lo sfascio negli anni o di chi racconta cosa capita a bordo? non è spavento, o paura, ma la voglia di non continuare a porgere il fianco a questo tipo di interpretazione strumentale, questo è quello che non voglio”.
Facile immaginare che l’eco destata dall’articolo di Repubblica abbia scatenato un’immediata “caccia alle streghe” nella compagnia volta a smascherare “l’orribile delatore”, la “serpe in seno”.
Ecco: se davvero doveste trovarlo, allora dovreste dargli una promozione, un aumento, un pc e una connessione in Rete.
Ci guadagneremmo tutti.
da Alessio Jacona
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di Max il 01/1/70
Il web 2.0, le Olimpiadi cinesi e il tag #080808
Quando mancano poche ore alla cerimonia d’inizio delle Olimpiadi di Pechino, la Rete cinese lancia la campagnia on line per “coprire” l’evento con tonnellate di contenuti in testo, audio, video da far circolare “liberamente” in internet attraverso servizi tipicamente web2.0.
Lo strumento preferito dai promotori dell’iniziativa (definita “spontanea” dalla fonte cinese Danwei) è la piattaforma per il micro-blogging Twitter che, con i suoi mini-post da 140 caratteri pubblicabili anche via cellulare, ben si presta al racconto sintetico ed in tempo reale di questo come di ogni altro evento.
da Alessio Jacona
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di rondoner il 01/1/70
Del ritorno di Blogbabel e delle blog-classifiche in generale
Il 18 luglio torna Blogbabel, controversa creatura di Ludovico Magnocavallo. Personalmente, accolgo a braccia aperte il sistema di meme-tracker e, in particolare, la funzione che consente all’editor di ogni blog registrato di tracciare i link entranti al proprio sito. Nel contesto della grande conversazione in atto, mi sembra forse il servizio più utile in assoluto.
Tuttavia c’è dell’altro: dagli screenshot che circolano in Rete, si capisce infatti che verrà ripristinata anche la discussa classifica dei blog. Il che mi dà il destro di ribadire oggi quello che lo scorso febbraio David Sifry, fondatore di Technorati e creatore della famigerata Technorati 100 (ovvero la prima e più famosa lista dei blogger più influenti), mi ha detto in una lunga ed esauriente intervista:
da Alessio Jacona
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di Roberta il 01/1/70
Blogs4biz ospite di Reporter Diffuso / 2
Come anticipato, sabato ho avuto il piacere di essere ospite di Marco Montemagno a Reporter Diffuso: durante i 20 minuti della trasmissione abbiamo piacevolmente chiacchierato di blog e giornalismo, libertà d’espressione, aziende e comunicazione web 2.0, del caso Associated Press (di cui leggerete su questo blog anche domani) e di altro ancora.
E’ stato interessante. Mi auguro lo sia anche per voi che, se volete vedere il video, dovete solo cliccare sul “continua” qui sotto. Commenti e critiche sono benvenuti.
da Alessio Jacona
Aziende vs blogger: in America imparano, in Italia denunciano
E’ cronaca di questi giorni la vicenda giudiziaria che vede contrapposti il blogger Sarnari e il mobilificio Mosaico Arredamenti, dove il secondo cita in giudizio il primo per aver scritto un post “indiscutibilmente diffamatorio” e gli chiede 400mila euro di risarcimento.
Per dare un’interpretazione dell’accaduto, ho pensato di elaborare un rapido ma significativo confronto con un’altra storia simile, avvenuta quattro anni fa, che vedeva protagonisti un blogger e l’azienda DELL.
Non fatevi fuorviare dalla evidente differenza di forze in gioco che separa l’esempio citato e il caso nostrano. Qui da noi la Rete è piccola, la gente mormora e anche una piccola controversia può essere rivelatrice di tendenze ben più ampie e generalizzate.
Leggete le due storie e traete da voi le necessarie conclusioni.
da Alessio Jacona
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di I corporate blog funzionano oppure no? | Impresa Pratica il 01/1/70
Brunetta: La PA è la palla al piede dell’Italia
“Fannulloni che allevano bamboccioni”. Con queste parole Luca de Biase, moderatore a Roma della tavola rotonda della “Giornata Nazionale dell’Innovazione 2008”, riassume l’intervento di Renato Brunetta nel quale il ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione stigmatizza i mali della PA italiana.
I “fannulloni” secondo Brunetta sono i policy maker, i nostri politici che, nel ruolo di datori di lavoro dei dipendenti pubblici, non fanno il loro dovere, sono assenti, disinteressati. In loro assenza, i dipendenti pubblici (divenuti “bamboccioni” appunto) si demotivano, non fanno bene la loro parte causando il blocco del sistema e, di conseguenza, quel ritardo di 15 anni nell’innovazione evidenziato dal secondo rapporto COTEC (presentato sempre oggi da Riccardo Viale).
da Alessio Jacona
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di Xoxox il 01/1/70
DiggitSport, editoria sportiva partecipata

Un altro clone di Digg si affaccia sul panorama italiano: si chiama DiggitSport e, come dice il nome stesso, sarà il primo sito di editoria partecipata interamente dedicato allo sport.
La grafica è ben studiata e l’aspetto d’insieme è gradevole. Non ho ancora avuto modo di testare le funzionalità ma, a un primo colpo d’occhio, i contenuti sembrano essere bene organizzati e ben fruibili.
da Alessio Jacona








