Posts Taggati come ‘aziende’
Twitter 101, ovvero il micro-blogging spiegato alle aziende dai suoi inventori
Perché Twitter possa continuare ad esistere e far “cinguettare” milioni di persone, qualcuno prima o poi dovrà pagare. Difficile possa trattarsi degli utenti finali, che posti di fronte alla necessità di mettere mano al portafogli non ci penserebbero due volte a migrare verso altri “nidi”, tipo jaiku.
Resta quindi una sola alternativa credibile: far pagare le aziende che usano il servizio a vario titolo per comunicare se stesse, segnalare prodotti, fare “conversazione” con gli utenti e quant’altro. I creatori di Twitter lo sanno da un pezzo ma oggi, finalmente, sembra si stiano risolvendo a fare qualcosa in proposito.
Lo dimostra la pubblicazione di Twitter 101, “a special guide” espressamente pensata per spiegare “how businesses can best use Twitter”:
Scrive il co-fondatore di Twitter Biz Stone sul suo blog:
“We coordinated with business students and writers to surface some interesting findings, best practices, steps for getting started, and case studies. The results demonstrate how customers are getting value out of Twitter and suggest techniques businesses can employ to enhance that value. While this work was envisioned for businesses, it’s also useful for anyone using Twitter so have a look if you like.”
Il documento, è diviso in sei parti, “What is Twitter”, “Getting started”, “Learn the lingo”, “Best practices”, “Case studies” e “Other resources”. In Best Practices, ho trovato molto interessante ed educativa per le aziende una breve riflessione su come valutare i risultati ottenuti con il servizio di Microblogging. Inizia così:
Before you set up measurement tools, focus on the quality of your engagement, and use your gut to check how things are going. How’s the feedback and interaction with your followers? Are you responding to most or your @messages? Are most tweets about you positive? Or if they started out largely negative, are they coming around? Are more people beginning to engage with you and mention your company?
“Use your gut to check how things are going” è una frase fantastica che non solo propone un suggerimento sacrosanto, ma offre al contempo la misura di quanto possa essere diverso il mondo dl business americano dal nostro.
Per capirsi, provate a immaginare le reazioni del tipico manager italiano se, alla domanda “come valutiamo i risultati ottenuti”, voi doveste rispondere candidamente: “basta usare la pancia”.
da Alessio Jacona
Aziende e web2.0 – Dieci cose assolutamente da non fare
La cornice è il Working Capital Camp svoltosi alla Roma lo scorso 22 maggio presso la Luiss di Roma. La formula è la stessa della sessione “Ignite” inaugurata dalla O’Reilly Media Publishing e consistente in presentazioni ridotte a soli 5 minuti (20 slide – 15 secondi per slide). Poco tempo per dire cosa dovrebbero fare le aziende che vogliono relazionarsi con le “persone” in rete, specie considerando che ogni azienda è diversa e richiede un’attenta “personalizzazione” delle strategie.
Abbastanza tempo, tuttavia, per segnalare almeno dieci cose che nessuno tra coloro che curano la comunicazione esterna – e sottolineo nessuno – dovrebbe mai fare.
Chiudo con una proposta: perché non rendere la formula Ignite lo standard delle presentazioni ai Barcamp, magari anche solo aumentando di due o tre minuti il tempo a disposizione?
da Alessio Jacona
I social network minacciano la sicurezza delle aziende
I social networks? Una minaccia per la sicurezza dei dati aziendali. E ciò che pensa il 63% dei system administrators secondo quanto rivela una ricerca realizzata e appena pubblicata da Sophos, azienda specializzata nella realizzazione di software antivirus.
Come se non bastasse, ben un quarto delle aziende coinvolte nello studio ha confessato anche di essere stato vittima di “spam, phishing, and malware attacks via sites like Twitter, Facebook, LinkedIn, and MySpace.
Per saperne di più:
- Read Write Web: 63% of Businesses Fear That Social Networking Endangers their Corporate Security
da Alessio Jacona
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di Creare conversazione dentro e fuori le aziende - Strumenti e idee per far crescere un'azienda 2.0 | PressCom il 01/1/70
Blogs4biz in podcast ospite di Codice Binario
Stamani ho incontrato Massimo Melica e sono stato suo ospite nella trasmissione Codice Binario. Abbiamo fatto due chiacchiere sul tema “La comunicazione aziendale nell’era del web 2.0″ e risposto a qualche domanda del pubblico. Un ringraziamento speciale a Lisa Palmieri, che ci ha ospitato negli studi della web Radio del Velino.
Buon ascolto
(Disclaimer: quelli in sottofondo sono gli implacabili martelli di operai impegnati nella stanza accanto alla sede dove è stata registrata la trasmissione. Non fateci troppo caso).
da Alessio Jacona
Quando un “blogger” vince il Nobel
Prima di tutto, i fatti:
- Paul Krugman è professore alla Princeton University ed editorialista del New York Times;
- Paul Krugman ha vinto oggi il Premio Nobel per l’Economia;
- Paul Krugman è un blogger.
Detto questo, non lasciatevi trarre in inganno: non sto citando questa notizia per suggerire che i blogger meritino il Nobel e, con esso, rispetto e considerazione. Al contrario, sono stanco di partecipare a meeting, convegni e seminari dove sento parlare dei blogger come di una categoria, di una specie di esercito composto da milioni di soldati senza volto (magari adolescenti) uniti da un unico scopo condiviso. Scopo che, a sentire i detrattori, varia dal sovvertire l’informazione tradizionale e mandare a casa i giornalisti al demolire i brand per il puro piacere di distruggere.
E’ l’apotesi del classico “fare di tutta l’erba un fascio”, del generalizzare in luogo del voler capire. Quello stesso processo mentale che, dato l’esempio fornito dalla notizia su Krugman, qui mi autorizzerebbe a dire che i blogger sono così affidabili, preparati e competenti che uno di loro ha persino meritato il Premio Nobel.
Siamo seri. Il blog non è altro che uno strumento che consente di veicolare idee, informazioni, pensieri ma anche errori, odio e persino inutilità. La differenza, qui come altrove, la fa chi lo usa quando vi riversa dentro se stesso e le proprie conoscenze.
A questo punto il messaggio per le aziende e i loro manager mi sembra chiaro: smettela di generalizzare. Poteva funzionare 15 anni fa ma oggi la generalizzazione è un lusso che non vi potete più permettere perché la fuori, nella rete, ci sono milioni di persone, di professionisti, pensionati, disoccupati, adolescenti, casalinghe di Voghera che oggi hanno enormemente potenziato la loro capacità di comunicare grazie un blog.
Alcuni di loro hanno idee e competenze abbastanza originali e forti da emergere dalla massa. Altri vi resteranno sommersi per sempre. Tutti stanno parlando di voi, del vostro brand ed hanno imparato a pretendere un confronto diretto, un dialogo uno ad uno.
Scrollatevi di dosso i pregiudizi e attrezzatevi.
da Alessio Jacona
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di ale_sphere il 01/1/70
Basta con inutili generalizzazioni! così come in tv non c'è solo Maria De ...
La verità sul rapporto tra aziende e social networks
Come chi si sveglia di colpo da un incubo nel pieno della notte, molte aziende nel mondo hanno improvvisamente scoperto ed imparato a temere i social network.
Superato lo choc, un numero crescente di loro ha anche iniziato ad investire qualche spicciolo nel tentativo di farsi amici coloro che non potevano battere e fare community intorno al proprio brand o a un prodotto specifico. Qualcuno ci è persino riuscito ma, almeno secondo l’ultima ricerca pubblicata dalla Deloitte, in media i risultati sono ancora deludenti.
da Alessio Jacona
Aziende vs blogger: in America imparano, in Italia denunciano
E’ cronaca di questi giorni la vicenda giudiziaria che vede contrapposti il blogger Sarnari e il mobilificio Mosaico Arredamenti, dove il secondo cita in giudizio il primo per aver scritto un post “indiscutibilmente diffamatorio” e gli chiede 400mila euro di risarcimento.
Per dare un’interpretazione dell’accaduto, ho pensato di elaborare un rapido ma significativo confronto con un’altra storia simile, avvenuta quattro anni fa, che vedeva protagonisti un blogger e l’azienda DELL.
Non fatevi fuorviare dalla evidente differenza di forze in gioco che separa l’esempio citato e il caso nostrano. Qui da noi la Rete è piccola, la gente mormora e anche una piccola controversia può essere rivelatrice di tendenze ben più ampie e generalizzate.
Leggete le due storie e traete da voi le necessarie conclusioni.
da Alessio Jacona
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di I corporate blog funzionano oppure no? | Impresa Pratica il 01/1/70
Brunetta: La PA è la palla al piede dell’Italia
“Fannulloni che allevano bamboccioni”. Con queste parole Luca de Biase, moderatore a Roma della tavola rotonda della “Giornata Nazionale dell’Innovazione 2008”, riassume l’intervento di Renato Brunetta nel quale il ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione stigmatizza i mali della PA italiana.
I “fannulloni” secondo Brunetta sono i policy maker, i nostri politici che, nel ruolo di datori di lavoro dei dipendenti pubblici, non fanno il loro dovere, sono assenti, disinteressati. In loro assenza, i dipendenti pubblici (divenuti “bamboccioni” appunto) si demotivano, non fanno bene la loro parte causando il blocco del sistema e, di conseguenza, quel ritardo di 15 anni nell’innovazione evidenziato dal secondo rapporto COTEC (presentato sempre oggi da Riccardo Viale).
da Alessio Jacona
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di Xoxox il 01/1/70








