Posts Taggati come ‘blog’
Webank e l’evoluzione della comunicazione on e off line
La scorsa settimana ho partecipato ad una tavola rotonda “ristretta” organizzata da Webank. Di fatto, si trattava del terzo incontro voluto dal management per confrontarsi vis à vis con alcune persone attive in rete e per loro interessanti a vario titolo. Tirando le somme, è stato un incontro positivo perché il management, anche questa volta ben rappresentato da Andrea Cardamone (amministratore delegato), da Adriana Piazza (Customer Acquisition & Brand Marketing Manager), da Frédéric Defechereux (Direttore Responsabile Sviluppo Offerta) e da Vittoria la Porta (PR & Brand Reputation Manager), non aveva nulla da presentarci/venderci.
Nessun servizio innovativo o iniziativa web2.0 da pubblicizzare, intorno alla quale creare “buzz”. Piuttosto il desiderio di conversare sui temi cari a Webank e fare insieme un rapido bilancio di quanto fatto negli ultimi anni sia a livello di Business che di comunicazione, raccogliendo al contempo suggerimenti e critiche.
In meno di un anno (il primo incontro risale a luglio 2008) Cardamone e i suoi sono passati dal “Keynote” tenuto durante il primo aperitivo, ad una tavola rotonda informale svoltasi nello stesso ufficio dell’amministratore delegato. Il tutto passando per una birra bevuta insieme all’AD durante un informalissimo aperitivo milanese. Uno dopo l’altro, i tre eventi organizzati dall’estate 2008 ad oggi hanno insomma visto la formalità tipica delle relazione esterne cedere il passo alla spontaneità che caratterizza gli incontri tra persone, lasciando emergere delle personalità dietro la professionalità che, a mio avviso, meriterebbero di divenire palesi anche in Rete.
Quanto detto appena sopra mi dà il destro per sottolineare che le iniziative di nuova comunicazione messe finora in campo dall’azienda, (podcast, blog, community), esigono ora un deciso passo in avanti verso la conversazione.
Il recente restyling del sito ufficiale conferisce finalmente visibilità e risalto agli strumenti di dialogo attualmente disponibili, fino a poco tempo fa (anche troppo) prudentemente seppelliti nel footer: tanto per fare un esempio, mi sembra l’occasione buona per virare il piano editoriale del blog e trasformarlo da semplice e distaccata fonte di informazione su temi finanziari a luogo di confronto con gli stakeholder. Gli argomenti non mancano, e un buon ufficio legale può di certo aiutare chi parlerà ad escludere rapidamente argomenti e informazioni che la legge vieta agli operatori del settore di divulgare.
Una volta chiaro di che cosa possono e voglio parlare le tante voci dentro Webank, sarà poi compito del new media specialist Francesco Delucia (che due anni fa l’azienda ha avuto la lungimiranza di assumere proprio per seguire la comunicazione sui nuovi media, caso più unico che raro in Italia) affiancare il management nella “navigazione” in mare aperto.
E’ tempo insomma, che il desiderio di confrontarsi manifestato off line venga finalmente riversato in rete.
da Alessio Jacona
Ultimo commento:
di Business & Blog » Blog Archive » Terzo appuntamento con Webank il 01/1/70
Il Blog dell’Intergruppo Parlamentare 2.0
Come anticipato nel post precendete, è nato l’Intergruppo Parlamentare 2.0 con lo scopo di
“Promuovere un confronto tra politica, imprese e cittadini sulle potenzialità del web 2.0 per sfruttare al meglio le opportunità che offre al sistema Italia e legiferare per combattere i fenomeni negativi che attraverso la rete possono proliferare”.
L’Intergruppo parlamentare 2.0 é una
“associazione bipartisan di deputati e senatori presentata questa mattina a Montecitorio che nasce con l’ambizione di promuovere lo sviluppo e la diffusione di internet, in particolare di tutte quelle applicazioni on-line che permettono l’interazione tra sito e utente (blog, forum, chat, social network)”.
Tutto assolutamente condivisibile. Ora però sarebbe il caso che l’editor o gli editor del blog non si nascondessero dietro un nome collettivo (”intergruppo2punto0″, che fa tanto FIAT) ma parlassero invece in prima persona, firmando cioè con nome e cognome i singoli post e linkando quella firma ad una breve bio con tanto di foto.
Vedo ripetere varie volte sul nuovo blog la parola “web2.0″: ovviamente i parlamentari aderenti all’Intergruppo sono liberi di riempirsene la bocca quanto vogliono, purché capiscano cosa si cela dietro il termine. Per favorirli, riporto qui la bella definizione che me ne ha dato Dave Sifry:
«Il web2.0 non è altro che la Rete costruita intorno a noi, è l’insieme di persone che si connettono a internet per comunicare e interagire tra loro in modo nuovo e con nuovi strumenti. Se il “web1.0” è consistito perlopiù nella semplice digitalizzazione di informazioni e servizi preesistenti offline, la nuova Rete è fatta al contrario di persone che vivono una parte importante della loro vita online.»
Detto questo, non posso che augurare agli Onorevoli buon lavoro.
da Alessio Jacona
Ultimo commento:
di Domenico il 01/1/70
Davide contro Golia: un blogger cita in giudizio Goldman Sachs
Mike Morgan non è un blogger qualunque. Dalla fine di marzo fa parlare di sé per aver lanciato la sua personale crociata contro la potente banca multinazionale Goldamn Sachs aprendo il blog intitolato Goldman Sachs Info, Comments, Opinions and Facts. Sito che egli stesso presenta così:
“This website is an open forum for facts and discussion about what part Goldman Sachs and their executives played in the current Global Economic Crisis. [...] I believe this company is evil and should not exist. We need to begin to break up companies that have as much control over world finances as Goldman Sachs”.
Proprio l’indirizzo web del blog (http://www.goldmansachs666.com/), che non a caso unisce il “numero della Bestia” al nome della banca, è ora oggetto di una controversia legale tra Morgan e e Goldman Sachs: la banca ha chiesto attraverso i propri legali che il blogger consegni senza fare resistenza l’url sopracitata insieme ad un’altra in suo possesso (Goldmansachs13.com).
Per tutta risposta il blogger ha citato in giudizio la Goldman Sachs e, nel farlo, ha opportunamente scelto di presentare l’istanza persso la U.S. District Court for the Northern District of Georgia. Lo stesso Tribunale, per intenderci, che in passato aveva già rigettato l’istanza con cui il gigante Wal Mart cercava di far sopprimere per motivi simili (uso non autorizzato del trademark) gli impagabili Walocaust.com e Walqaeda.com.
Difficile dire come andrà a finire: la banca accusa il blogger di usare il proprio trademark senza autorizzazione ma il reato c’è solo se ciò avviene per scopo di lucro e non se, come in questo caso, il nome viene citato in un sito che semplicemente critica l’operato dell’azienda.
Certo la vicenda e solo all’inizio e sarà interessante seguirne gli sviluppi. Intanto goldmansachs666.com merita di essere seguito perché raccoglie commenti e, in alcuni casi, pubblica le esperienze dirette dei lettori che hanno avuto a che fare con Goldman Sachs.
da Alessio Jacona
Ultimo commento:
di Natale Guerra il 01/1/70
Blogolandia giunge a quota 500 “redattori”. Tra luci e (molte) ombre
Blogolandia è un network di blog dedicati alle notizie locali che, nell’anno e mezzo trascorso dalla sua comparsa, è arrivato a “coprire” 220 comuni e (notizia di ieri) ad impiegare circa 500 “redattori”.
L’uso delle virgolette non è casuale: da un lato, trovo buona l’idea di promuovere e coordinare una rete di blog dedicati all’informazione locale, la cui importanza è già stata più volte oggetto di discussione nei passati corsi universitari del Bloglab organizzato da Stefano Epifani e Antonio Sofi. Dall’altro, il progetto incubato dallo Studio Boraso mi sembra evidenzi ancora ampi spazi di miglioramento.
Navigando a caso mi sono imbattuto nel blog dedicato a Cagliari, che riporta notizie in formato e con linguaggio a metà strada tra l’agenzia e un comunicato stampa. Uno stile un po’ impersonale e freddo forse, ma probabilmente utile ai residenti. Poi ho scoperto il blog di Somma Vesuviana, dove gli editor non disdegnano la pubblicazione frequente di barzellette tra una notizia di salute ed una news presa senza tanti complimenti dall’Ansa. Ho scoperto quello dedicato a Cosenza, che non posta dal 25 febbraio e comunque fino a quel momento si era limitato a pubblicare comunicati stampa intonsi o ripubblicare intergralmente articoli pubblicati da altri (a volte portandosi dietro anche voci di navigazione del sito di origine come “articoli correlati”).
Andando oltre sono giunto al blog di Orte, che si limita a riportare segnalazioni e news su attività istituzionali e culturali in programma nella città, confezionandole tuttavia in maniera accettabile. Successivamente ho scoperto (con un certo disappunto) che sono fermi a febbraio anche i blog di due importanti città come Roma e Milano.
Certo, quelli appena descritti sono solo alcuni dei blog del network ed io, navigando a caso, potrei essere stato solo sfortunato. Resta il fatto che ricevere un comunicato stampa in cui si parla di un esercito di 500 blogger e trovare fermi 3 blog dedicati a Roma, Milano e Cosenza mi lascia un tantino perplesso.
Perplessità mi desta anche la qualità dell’informazione che, ad una prima e pur superficiale analisi, mi sembra essere soprattutto di “seconda mano” e quindi lontana da quegli approfondimenti e da quelle indagini (non necessariamente di cronaca nera) che dovrebbero essere la vera ricchezza di un blog d’informazione locale.
Detto questo, resto aperto a qualsiasi spiegazione/precisazione che i creatori del progetto vorranno condividere con me, magari motivando le mancanze che ho identificato e segnalando invece i veri casi di eccellenza presenti nel loro network.
Come sempre, i commenti sono aperti.
Per saperne di più:
- Il network Blogolandia su Googlemaps
da Alessio Jacona
Ultimo commento:
di Gsx R il 01/1/70
Il (sedicente) blog del governatore Schwarzenegger
Qualche giorno fa scrivevo a proposito del “blog” della Casa Bianca:
La buona notizia è che la Casa Bianca ha un blog, The Briefing Room, inaugurato il giorno stesso dell’insediamento di Barak Obama quasi a voler sottolineare l’aria di rinnovamento (anche tecnologico) che tira a Washington.
La cattiva notizia è che il suddetto blog è una bella porcheria e subito induce ad augurarsi con forza un radicale “change we can believe in”.
Alcuni degli stessi gravi difetti che hanno ispirato il mio (impietoso) giudizio, più qualche impagabile cialtroneria aggiuntiva, li ritroviamo nel Blog dell’Office of the Governor della California.
Anche qui, il blog è poco più di una sottopagina del sito ufficiale dell’Office, è privo di qualsiasi strumento di interazione (niente commenti o trackback a parte un indirizzo mail generico), a malapena dispone di feed rss e categorie. A ben guardare, manca persino il motore di ricerca dedicato.
Apprezzabile invece la scelta di integrare nel titolo di ogni post nome, mansione e foto dell’autore. Peccato che poi non esista la possibilità di consultare con semplice click del mouse tutti i post scritti da quello specifico autore, o che non ci sia una pagina dedicata con le short-bio di tutti coloro che editano il blog.
Parlavo poi di piccole “cialtronerie”: analizzando il template della pagina si incontra la dicitura “recent blogs” e, inizialmente, essa mi aveva fatto pensare che la pagina fosse un aggregatore dei vari blog editi da diversi autori interni all’amministrazione californiana. Stessa cosa dicasi per l’etichetta “more blogs” alla fine della pagina, cliccando la quale si accede a contenuti più vecchi.
Invece no: chi ha creato la pagina ha scambiato la parola “blogs” con “posts”, mostrando così di non avere le idee molto chiare.
Due parole a parte merita la questione dei commenti: come dicevo, qui come già nel caso del blog della Casa Bianca, si ripropone la contraddizione per cui si cerca un dialogo con gli elettori ma si elimina il principale strumento di interazione con loro.
- E’ vero: gestire i commenti su un sito istituzionale non è la stesa cosa che farlo su quelli di un candidato in corsa alle elezioni. Nel secondo caso a parlare è l’uomo, mentre nel primo tutto ciò che viene detto dagli utenti, così come le risposte che ad essi vengono date, sono sotto la diretta responsabilità dell’istituzione rappresentata dal blog (il governo USA nel caso di Obama, il governo della California nel caso di Schwarzenegger). In entrambe le situazioni, gestire la conversazione non sarebbe cosa banale.
- Ciò detto, il blog è e resta uno strumento di pubblicazione online che trae senso, forza e successo dalla conversazione che è in grado di generare e supportare con pochi e semplici strumenti tecnici. Eliminarne alcuni (o persino tutti come nel caso di WhiteHouse.gov) significa sacrificare il blog (e le potenzialità comunicative che esso porta in dote) per creare l’ennesima pagina internet.Magari funziona, ma è un’altra cosa.
Tutto questo per dire: che si tratti di Istituzioni o di un’azienda, se si sceglie di bloggare è il caso di farlo fino il fondo, sensa ripensamenti e trovando quando serve soluzioni nuove per problemi nuovi. Riempirsi la bocca di “web2.0″ per mascherare vecchia comunicazione non solo non ha senso, ma è anche assai controproducente.
Infine una chicca: vi lascio con questo video del governatore Arnold “Commando” Schwarzenegger che si rivolge, peraltro con fare molto accattivante, ai suoi elettori. Guardandolo, ho faticato non poco a convincermi che non fosse un nuovo trailer hollywoodiano.
da Alessio Jacona
Ultimo commento:
di Big Ass Save Button il 01/1/70
Il “blog” della Casa Bianca

La buona notizia è che la Casa Bianca ha un blog, The Briefing Room, inaugurato il giorno stesso dell’insediamento di Barak Obama quasi a voler sottolineare l’aria di rinnovamento (anche tecnologico) che tira a Washington.
La cattiva notizia è che il suddetto blog è una bella porcheria e subito induce ad augurarsi con forza un radicale “change we can believe in”.
Ora io comprendo ed apprezzo l’ansia dello staff di Obama di mostrare quanto contino i nuovi media per la nuova presidenza, ma credo sarebbe stato assai meglio aspettare un giorno in più e fare qualcosa di decente. In alternativa, era sufficiente evitare di chiamare “blog” una triste sotto pagina del sito Whitehouse.gov con dentro un paio di documenti ufficiali e il discorso d’insediamento.
L’unica cosa che ricorda lontanamente un blog, è la disposizione dei contenuti nella pagina (il più recente in alto e via via sotto gli altri), ma la lontana somiglianza cessa qui.
Niente grafica personalizzata che renda il blog immediatamente riconoscibile e, quindi, chiarisca da subito che la comunicazione attraverso di esso avviene secondo canoni e regole diverse da quella tradizionale. Niente firma sotto i post o presentazione dello staff che cura il progetto. Niente commenti o trackback. In fin dei conti niente post, se per post intendiamo un’unità di contenuto scritta e pensata per dialogare ed ingaggiare una conversazione.
Niente blog, insomma. Per puro miracolo è presente un feed RSS.
E poco serve a giustificare questi orrori la “giovinezza” dell’iniziativa. Il blog è una cosa seria. Se poi è veicolo di comunicazioni istituzionale, lo è ancora di più. Qui come altrove, improvvisare non è errore trascurabile ma peccato capitale.
Via
da Alessio Jacona
Ultimo commento:
di Ikaro il 01/1/70
The Huffington Post, il blog da 100 milioni di $

The Huffington Post, strafamoso blog fondato nel 2005 da Arianna Huffington e Kenneth Lerer, ha appena incassato ben 25 milioni di dollari da Oak Investment Partners nel suo terzo round di raccolta fondi. Un colpo straordinario, specie considerando la crisi economica che infesta i mercati di tutto il pianeta.
E’ una cifra spaziale anche per un blog americano e che, stando ai calcoli di Silicon Alley Insider, rilancia fino a cento milioni di dollari il valore complessivo del seguitissimo blog dedicato a politica, entertainment, media e business.
Come questo sia stato possibile, lo spiega bene un inciso di Fred Harman, venture capitalist della Oak Investment partners:
“E’ in corso un inevitabile spostamento dall’offline verso l’online, con il pubblico che ricorre sempre più a Internet per ottenere ogni genere di informazioni, e questa ultima elezione ha dimostrato quanto potente e influente The Huffington Post possa essere. Sono inoltre convinto che – ha aggiunto Harman – dopo le elezioni, la percezione che gli inserzionisti avevano di questo blog sia cambiata fino a farne un sito d’informazione chiave nel panorama mainstream”.
Considerando lo stato dell’informazione in Italia, un altro titolo papabile per questo post potrebbe essere “cronache da Marte”.
Via The blog Herald
da Alessio Jacona
Ultimo commento:
di il 01/1/70
Convegno: Internet, blog e Sud

Oggi ha avuto ufficialmente inizio l’intensa settimana palermitana delle “Giornate dell’economia del Mezzogiorno”, prima edizione di un evento promosso nel capoluogo siciliano da Diste e Fondazione Curella.
I numeri forniti dagli organizzatori sembrano di tutto rispetto: sono infatti previsti ben 25 eventi tra convegni, seminari e tavole rotonde, distribuiti in 20 diversi siti della città di Palermo con oltre 100 relatori coinvolti.
Molti i temi che verranno affrontati fino all’8 novembre: i rapporti tra mafia ed economia, la crescita nelle aree emergenti, il ruolo del commercialista, il credito duale, il turismo, le politiche di coesione, la valorizzazione delle risorse umane, i rapporti tra Internet e l’economia, il mercato del lavoro nel Mezzogiorno, l’alta formazione, il federalismo fiscale, la crisi dei mercati finanziari.
Per quanto mi riguarda, mercoledì 5 novembre sarò a Palermo dove modererò una tavola rotonda dal significativo titolo “Internet, blog e Sud” (qui una brochure del convegno con tutte le informazioni del caso). Prenderanno parte all’incontro Roberto Chibbaro (Unimagazine), Tony Siino (Web Strategist), Biagio Semilia (Serverstudio), Salvatore Aranzulla (Blogger) e Mirko Pallera (Ninja Marketing).
Insieme proveremo a capire e a raccontare al pubblico, citando le esperienze dirette degli intervenuti, quali opportunità di business offra la Rete nel Mezzogiorno d’Italia.
Ci vediamo lì.
da Alessio Jacona
Ultimo commento:
di Alex il 01/1/70
Saranno presenti i video del ...
Ricerca: i blogger sono più credibili dei “compagni di social network”
Sempre più spesso si fa riferimento ai blogger, o meglio ad alcuni tra i blogger più seguiti qui in Italia come nel resto del mondo, usando il termine “influencers”. Una recente ricerca pubblicata da Jupiter Research sembra dimostrare che, almeno in alcuni casi, non si tratta solo di un vuoto termine mutuato al linguaggio del marketing.
Commissionato da BuzzLogic, lo studio sostiene infatti che i consumatori, quando si apprestano a fare acquisti e hanno la possibilità di scegliere tra i consigli degli “amici” che “frequentano” sui social network o i pareri dei blogger, in generale si rifanno più volentieri a quest’ultimi prima di investire il proprio denaro.
Dando un’occhiata ai numeri della ricerca, si capisce tuttavia che entrambe le “fonti d’informazione” non sono ancora così preponderanti: del campione di utenti oggetto della ricerca (il numero non è stato svelato), solo una porzione viene infatti classificata come “blog readers”, ovvero persone che leggono mediamente più di un blog al mese.
Di questa “minoranza”, solo il 15 per cento degli intervistati (che poi corrisponde al 5 per cento dell’intero campione) ha confermato di aver fatto affidamento su un blog per decidersi ad un acquisto nell’ultimo anno.
Se invece si analizzano i dati relativi a coloro che fanno ricorso alle cosiddette “social-network recommendations”, allora la percentuale scende al
10 per cento dei “blog readers”, ovvero il 4 per cento dell’intero campione in esame.
La “supremazia” dei blog intesi come opinion leader rispetto ai “compagni di social network” viene poi riconfermata e rafforzata quando si parla di advertising: il 25 per cento dei blog readers dice infatti di ritenere credibile quella veicolata dai blog, mentre solo il 19 per cento di loro crede a quella diffusa nei social networks.
In generale, l’impressione è che la percentuale dei “lettori di blog” presenti nel campione in esame sia ancora piuttosto bassa, e che quindi il loro “primato morale” sui “compagni di social network” sia tutto sommato una vittoria di Pirro.
da Alessio Jacona
Lande desolate: i blog (semi)abbandonati di Accenture
Ieri scrivevo di come le aziende dovrebbero usare i loro corporate blog per guidare, consigliare e rassicurare il loro stakeholder nell’ora buia della crisi.
Nel fare una ricognizione dei principali siti statunitensi mi ero imbattuto non in uno, ma in ben undici corporate blog pubblicati dalla Accenture. Vale la pena presentarveli, numeri alla mano:
Accenture’s Blog on Accelerating High Performance Business: l’ultimo post pubblicato risale al 7 luglio, quello immediatamente prima al 31 gennaio
Technology
Accenture’s Blog for Green IT: lanciato il 2 ottobre vanta ben due post pubblicati
Accenture Blog for Internal IT: un solo post, pubblicato il 5 settembre
Accenture Oracle Solutions Blog: l’ultimo post pubblicato porta la data del 17 agosto
Ed Gottsman Blog: l’ultimo post pubblicato porta la data del 12 settembre
Communications and Hi Tech
Convergence Insights: l’ultimo post pubblicato porta la data del 10 luglio
Trivergence Blog: l’ultimo post pubblicato risale all’11 luglioCareers
Experienced Consultants Blog: ultimo post pubblicato il 21 luglio. Quello precedente risale al 20 maggio
Consulting Analyst Video Blog: l’ultimo post pubblicato porta la data del 18 settembre. Quello immediatamente precedente è datato 26 agosto. Sono due video accompagnati da un titolo
Graduate Careers in Consulting: l’ultimo post risale al 21 luglio
Graduate Careers in Outsourcing: l’ultimo post pubblicato risale al 2 ottobre. Un buon risultato anche considerando che il blog ostenta anche una mirabolante (rispetto agli altri) media di due post al mese
Sono numeri che parlano da soli: non resta che chiedersi perchè in Accenture insistano a farsi del male tenendo online questo scandalo e perché, non contenti, abbiano aggravato la situazione scegliendo una grafica pressoché identica per ogni blog.
Se ci finisci dentro (e può accadere solo per caso o sfortuna), non capisci in quale degli undici gioielli ti trovi finchè non ne leggi il titolo.
In ogni caso basta controllare la data dell’ultimo post e, perlomeno, si ha la sicurezza di essere in un blog Accenture.
da Alessio Jacona
Ultimo commento:
di Francesco Biacca il 01/1/70
sul mio blog parlo da tempo di accenture e ne è nata, tramite i commenti ai miei post, un'...









