Posts Taggati come ‘blogger’
Davide contro Golia: un blogger cita in giudizio Goldman Sachs
Mike Morgan non è un blogger qualunque. Dalla fine di marzo fa parlare di sé per aver lanciato la sua personale crociata contro la potente banca multinazionale Goldamn Sachs aprendo il blog intitolato Goldman Sachs Info, Comments, Opinions and Facts. Sito che egli stesso presenta così:
“This website is an open forum for facts and discussion about what part Goldman Sachs and their executives played in the current Global Economic Crisis. [...] I believe this company is evil and should not exist. We need to begin to break up companies that have as much control over world finances as Goldman Sachs”.
Proprio l’indirizzo web del blog (http://www.goldmansachs666.com/), che non a caso unisce il “numero della Bestia” al nome della banca, è ora oggetto di una controversia legale tra Morgan e e Goldman Sachs: la banca ha chiesto attraverso i propri legali che il blogger consegni senza fare resistenza l’url sopracitata insieme ad un’altra in suo possesso (Goldmansachs13.com).
Per tutta risposta il blogger ha citato in giudizio la Goldman Sachs e, nel farlo, ha opportunamente scelto di presentare l’istanza persso la U.S. District Court for the Northern District of Georgia. Lo stesso Tribunale, per intenderci, che in passato aveva già rigettato l’istanza con cui il gigante Wal Mart cercava di far sopprimere per motivi simili (uso non autorizzato del trademark) gli impagabili Walocaust.com e Walqaeda.com.
Difficile dire come andrà a finire: la banca accusa il blogger di usare il proprio trademark senza autorizzazione ma il reato c’è solo se ciò avviene per scopo di lucro e non se, come in questo caso, il nome viene citato in un sito che semplicemente critica l’operato dell’azienda.
Certo la vicenda e solo all’inizio e sarà interessante seguirne gli sviluppi. Intanto goldmansachs666.com merita di essere seguito perché raccoglie commenti e, in alcuni casi, pubblica le esperienze dirette dei lettori che hanno avuto a che fare con Goldman Sachs.
da Alessio Jacona
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di Natale Guerra il 01/1/70
Il CEO blogger mancato
Lo scorso 18 settembre 2008 davo notizia del debutto in veste di blogger di Stefano Venturi, AD di Cisco Italia, che prendeva parte alla “conversazione” on line lanciando il blog personale “Itinerando“, nuovo membro della già nutrita community Nova100.
Una disamina puntuale dell’iniziativa, dove si evidenziano quelli che a mio avviso erano i pro e contro del Venturi blogger, è ovviamente tutt’ora consultabile su questo blog.
Al tempo, l’unico post pubblicato mi spinse a sospendere il giudizio sulla capacità o sulla voglia dell’AD Cisco di produrre contenuti e conversare con i lettori.
Oggi che, sei mesi dopo il debutto del blog, il numero dei post è “addirittura raddoppiato”, mi sento autorizzato a esprimere un giudizio: Venturi di tenere un blog, produrre contenuti o conversare con i lettori forse ne ha la capacità (chi può dirlo?) ma di certo sembra non averne la voglia.
da Alessio Jacona
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di Alessio Jacona il 01/1/70
India: il (candidato) Primo Ministro blogger
Shri L.K. Advani ha 81 anni. Un’età che potremmo definire “avanzata”, ma che tuttavia non gli ha impedito di candidarsi per l’incarico di Primo Ministro alle elezioni del Parlamento indiano, né tantomeno di lanciare una campagna elettorale online “Obama style”.
Il piano di comunicazione web prevede un sito bilingue (inglese e hindi) dotato di forum e di strumenti per la raccolta dei feedback da parte dei potenziali elettori, ma si articola anche su siti di video sharing e social network come gli immancabili Youtube, Facebook e Orkut.
Già che c’era, l’81enne Advani non si è negato neanche il piacere di aprire un blog per “condividere riflessioni politiche” con gli elettori e sfruttare al meglio la “piu democratica di tutte le piattaforme di comunicazione mai inventate”. Peccato poi che, all’atto pratico, tale condivisione si sia concretizzata in appena otto post pubblicati da gennaio ad oggi: si poteva fare meglio.
Tutto questo per dire sostanzialmente due cose: la prima è che l’onda lunga del “Change we can believe in” e di una campagna elettorale online senza precedenti sta avendo effetti interessanti anche ben al di fuori del contesto americano.
La seconda è che la consueta scusa con cui i nostri politici difendono la propria scarsa alfabetizzazione informatica, ovvero l’età mediamente alta dei parlamentari, è argomentazione assai debole.
Con i suoi 81 anni, Advani ne è la prova vivente.
da Alessio Jacona
Ryan Air ai blogger: “Idioti e lunatici”
UPDATE: leggi anche: “Perché è sbagliato accettare l’arroganza “virale” di Ryanair“
La storia che in queste ore rimbalza dalla blogosfera sui mainstream media ha dell’incredibile e documenta la notevole impreparazione (nonché la spettacolare arroganza) con cui la nota compagnia aerea low cost Ryan Air gestisce il rapporto con la blogosfera e i clienti 2.0 in generale. Andiamo per punti:
1) Un programmatore irlandese, Jason Roe, scopre un bug nel sito di Ryan Air che, ad un certo punto della transazione per l’acquisto di un biglietto, mostra il costo totale del volo pari a zero euro. Essendo un blogger, posta due righe per segnalare il problema.
2) A questo punto la compagnia può ringraziarlo e sistemare la cosa oppure mettere a posto tutto in silenzio e senza rumore. Quello che accade però è del tutto inatteso: un commento pieno di insulti fa la sua comparsa sotto il post. E’ anonimo, ma una rapida indagine sull’IP dimostra che proviene dalla intranet Ryan Air. Eccolo:
jason!
you’re an idiot and a liar!! fact is!
you’ve opened one session then another and requested a page meant for a different session, you are so stupid you dont even know how you did it! you dont get a free flight, there is no dynamic data to render which is prob why you got 0.00. what self respecting developer uses a crappy CMS such as word press anyway AND puts they’re mobile ph number online, i suppose even a prank call is better than nothing on a lonely sat evening!!
Un vero capolavoro che, ovviamente, ha generato un certo buzz negativo e fatto si che la “cafonata” predesse a rimbalzare su altri media 2.0 come digg, reggedit, e twitter.
A questo punto voi come azienda che avreste fatto? Immagino avreste provato a scusarvi con Roe per chiudere l’incidente una volta per tutte. O al massimo avreste taciuto.
Ryan Air, invece, l’ha vista diversamente è ha confermato il proprio sostegno al maleducato dipendente con questa dichiarazione rilasciata al Times Online:
“Ryanair can confirm that a Ryanair staff member did engage in a blog discussion. It is Ryanair policy not to waste time and energy in corresponding with idiot bloggers and Ryanair can confirm that it won’t be happening again.
“Lunatic bloggers can have the blog sphere all to themselves as our people are far too busy driving down the cost of air travel”.
Una vera follia che, magicamente, ha fatto guadagnare all’azienda altra visibilità negativa anche su testate main stream media come il Telegraph e il già citato Times Online. Quest’ultimo infatti riporta:
Ryanair and the ‘idiot bloggers’
Ryanair has confirmed that one its staff abused a blogger who questionned the airline site’s credentials. But far from apologising for the volley of abuse, Ryanair today dismissed bloggers as “lunatics” and “idiots.”
Ora, qui si parla spesso di aziende che non comprendono l’importanza della conversazione in atto nella blogosfera ma, generalmanete, i loro peccati consistono nel non volervi prenderne parte o, al massimo, nel farlo secondo le vecchie regole del marketing.
Piccoli e innocenti peccati se paragonati alla monumentale gaffe messa in scena ora da Ryan Air e le cui conseguenze, a mio avviso, sono tutt’altro che esaurite.
da Alessio Jacona
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di gino il 01/1/70
Stati Uniti, condanna esemplare per blogger ricattatori
In passato su questo blog si è documentata puntualmente la parabola della discussa (e discutibile) azienda nota come Pay-Per-Post, nota per offrire ai blogger denaro in cambio di recensioni (purché positive) su aziende, servizi, prodotti.
Più pericolosa di una metastasi, pay-per-post è l’esempio più lampante di come si sia fino ad oggi provato a comprare i blogger, e di come quest’operazione venga sistematicamente ostacolata da un sistema che tende a bilanciare se stesso (la blogosfera), espellendo o comunque spingendo ai margini coloro che tentano di barare e rischiano di minarne reputazione e credibilità.
Sono cose belle, ma mi sembra giusto anche ricordare (e documentare citando i fatti) che non c’è solo l’azienda “cattiva” che cerca di corrompere il blogger, ma anche il blogger che si trasforma in estorsore e ricatta l’azienda.
La storia in questione risale al 2005, ma se ne riparla oggi perché finalmente una giudice americana ha emesso sentenza definitiva sul caso. Sentenza che riconosce a Billy Walters, titolare della Las Vegas golf course, 9 milioni di dollari come risarcimento per compensare l’estorsione perpretata da alcuni blogger di Travel Golf Media.
Nel dettaglio, Walters aveva citato in giudizio i bloggers sostenendo che questi avevano minacciato di scrivere peste e corna dei suoi corsi di golf se egli non avesse sottoscritto un nuovo (e più costoso) contratto di advertising con Travel Golf Media.
Peggiori dell’accusa, mi sembrano le scuse avanzate al momento della denuncia da Robert Lewis di Travel Golf Media: all’epoca questi si giustificò sostenendo di aver “contenuto” le recensioni negative sull’azienda di Walters finché il contratto pubblicitario era stato in essere, salvo poi aver “sciolto le briglie” ai suoi blogger quando il rapporto commerciale tra le due aziende si era concluso. Alla faccia della serietà e della correttezza professionale.
Oggi il giudice ha dato ragione (e parecchi soldi) alla Las Vegas golf course. Ogni ulteriore commento mi sembra superfluo.
da Alessio Jacona
Quando un “blogger” vince il Nobel
Prima di tutto, i fatti:
- Paul Krugman è professore alla Princeton University ed editorialista del New York Times;
- Paul Krugman ha vinto oggi il Premio Nobel per l’Economia;
- Paul Krugman è un blogger.
Detto questo, non lasciatevi trarre in inganno: non sto citando questa notizia per suggerire che i blogger meritino il Nobel e, con esso, rispetto e considerazione. Al contrario, sono stanco di partecipare a meeting, convegni e seminari dove sento parlare dei blogger come di una categoria, di una specie di esercito composto da milioni di soldati senza volto (magari adolescenti) uniti da un unico scopo condiviso. Scopo che, a sentire i detrattori, varia dal sovvertire l’informazione tradizionale e mandare a casa i giornalisti al demolire i brand per il puro piacere di distruggere.
E’ l’apotesi del classico “fare di tutta l’erba un fascio”, del generalizzare in luogo del voler capire. Quello stesso processo mentale che, dato l’esempio fornito dalla notizia su Krugman, qui mi autorizzerebbe a dire che i blogger sono così affidabili, preparati e competenti che uno di loro ha persino meritato il Premio Nobel.
Siamo seri. Il blog non è altro che uno strumento che consente di veicolare idee, informazioni, pensieri ma anche errori, odio e persino inutilità. La differenza, qui come altrove, la fa chi lo usa quando vi riversa dentro se stesso e le proprie conoscenze.
A questo punto il messaggio per le aziende e i loro manager mi sembra chiaro: smettela di generalizzare. Poteva funzionare 15 anni fa ma oggi la generalizzazione è un lusso che non vi potete più permettere perché la fuori, nella rete, ci sono milioni di persone, di professionisti, pensionati, disoccupati, adolescenti, casalinghe di Voghera che oggi hanno enormemente potenziato la loro capacità di comunicare grazie un blog.
Alcuni di loro hanno idee e competenze abbastanza originali e forti da emergere dalla massa. Altri vi resteranno sommersi per sempre. Tutti stanno parlando di voi, del vostro brand ed hanno imparato a pretendere un confronto diretto, un dialogo uno ad uno.
Scrollatevi di dosso i pregiudizi e attrezzatevi.
da Alessio Jacona
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di ale_sphere il 01/1/70
Basta con inutili generalizzazioni! così come in tv non c'è solo Maria De ...
La nuova Ford Fiesta alla prova dei blogger
Mercoledì scorso ho partecipato ad una serata di presentazione della nuova Ford Fiesta, organizzata dalla rappresentanza italiana della casa automobilistica con l’ausilio di Promodigital e Buzz Paradise.
Scopo dell’incontro, replicato il giorno successivo a Milano e parte dell’articolato progetto di comunicazione denominato Love Factory, era coinvolgere alcuni blogger e sperimentare “prove dialogo” con la nuova Rete.
Come primo elemento degno di nota, segnalo che a fare gli onori di casa insieme a Elena Cortesi, communications & public affairs manager, c’era lo stesso presidente di Ford Italia Gaetano Thorel. L’incontro, piacevolmente informale, si è svolto in due parti: nella prima Thorel ha presentato il progetto Love Factory e l’automobile in sé, mentre nella seconda parte ha risposto alle nostre domande.
Per conto mio, non potevo che chiedere a Thorel:
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da Alessio Jacona
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di TeamKarmacoma il 01/1/70
Stiamo creando un gruppo di discussione apert...
Mercedes Italia, prove di dialogo (offline) con il web2.0

Oggi ho partecipato ad un incontro informale con alcuni rappresentanti di Mercedes Italia: l’occasione era il lancio della nuova GLK o, meglio, la presentazione dell’auto ad una piccola e variegata delegazione di “residenti nella parte abitata della Rete”.
Ad accogliere Blogger e forumisti c’erano, tra gli altri, Alessia Argento (CRM e New Media) e Mirco Scarchilli (Corporate Marketing & Press Relations). Nonostante la giornata fosse incentrata sulla prova dell nuova automobile, c’è stato tuttavia il tempo per fare una chiacchierata con entrambi: dal confronto, documentato anche in una breve video-intervista realizzata assieme all’immarcescibile Luca Sartoni, è emerso quanto segue:
- L’incontro di oggi era una prima assoluta: fino ad ora Mercedes si era limitata ad invitare blogger (e forumisti) a grandi eventi ufficiali, assimilandoli alla stampa online.
- Mercedes Italia ha recentemente avviato un programma di monitoraggio continuativo e strutturato della “conversazione online” che vede coinvolto il suo brand. Fino a poco tempo fa, l’ascolto della Rete era attività non sistematica e lasciata alla libera iniziativa dei singoli dipendenti.
- Almeno sulla carta, nell’azienda sembrano iniziare a capire due cose importanti: la prima è che internet sta cambiando gli utenti e con loro i canoni della comunicazione aziendale. La seconda è che questa rivoluzione rappresenta una possibilità e non un minaccia.
Riassumendo: Mercedes Italia ha già da tempo riconosciuto che nel web2.0 esistono interlocutori autorevoli e ha provveduto a coinvolgerli in eventi e kermesse. Da poco ha anche cominciato ad ascoltare con attenzione e puntualità le voci in rete che discutono dei suoi prodotti e del suo brand. Oggi, infine, ha voluto incontrarne una piccola (e certo incompleta) delegazione per confrontarsi Vis-a-vis.
A conti fatti, il prossimo logico passo dovrebbe essere (e sarebbe giusto fosse) scendere nell’arena della blogosfera ed aprire un presidio permanente (leggi: corporate blog).
Ci vuole solo un po’ di coraggio.
Foto: Luca Sartoni
da Alessio Jacona
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di Mbenzer il 01/1/70
Microsoft e Telecom a colloquio con i blogger
Quella appena iniziata si preannuncia come una settimana intensa dal punto di vista delle relazioni tra aziende e blogosfera: domani a Milano Pietro Scott Jovane, amministratore delegato di Microsoft Italia fresco di nomina, incontrerà una delegazione di blogger per presentarsi nel suo nuovo ruolo e per scambiare “opinioni su diversi temi di attualità del mondo ICT”.
Il venerdì successivo, durante il primo dei tre giorni di eventi previsti per la Blogfest di Riva del Garda, l’amministratore delegato di Telecom Italia Franco Bernabé incontrerà a sua volta i blogger per una “conversazione sul futuro dell’Italia digitale”. L’evento sarà trasmesso in diretta via web su Yalp!, la web tv di Telecom Italia.
Due iniziative simili ma a mio avviso condizionate da approcci molto diversi: da un lato Jovane, che invita i suoi interlocutori in un locale per sottolineare il tono informale dell’incontro; dall’altro Bernabé, che preferisce invece sedere in un aula convegni e far moderare il confronto da un giornalista professionista (nel caso, l’ottimo Luca DE Biase).
Visto che partecipo ad entrambi gli incontri, saprò presto dirvi chi dei due AD ha scelto la formula migliore.
Per saperne di più:
da Alessio Jacona
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di Stefano Maffulli il 01/1/70
AviatorAZ, il blogger di Alitalia si arrende e chiude
Due giorni fa Repubblica scriveva un pezzo su AviatorAZ, pseudonimo con cui un anonimo steward dell’Alitalia firma da tre anni i post sul suo blog personale. (maggiori informazioni sono disponibili qui)
L’articolo metteva prima in grande risalto disservizi, guasti e difficoltà quotidianamente affrontate e documentate con tanto di foto dal blogger “volante”; poi “riorganizzava” abilmente tali testimonianze per costruire e sostenere una tesi semplice e chiara: i voli sulla nostra sventurata compagnia di bandiera non sono sicuri.
Subito è nato un botta e risposta tra il quotidiano e il blogger che, ritrovatosi suo malgrado famoso, ha preso la parola per difendere la propria azienda e smentire Repubblica: “Su quei voli ci salgo tutti i giorni anche io – ha risposto – e sono sicuri”.
Poi spiega: tutti i piccoli guai e contrattempi documentati sul blog non hanno mai compromesso la sicurezza in volo. Se sono stati raccontati online, è soprattutto per testimoniare i piccoli grandi gesti che ogni giorno il personale di una compagnia aerea deve compiere per tenere in piedi la baracca in tempo di crisi, vincendo mille piccole sfide quotidiane nel tentativo di offrire un servizio decente al cliente.
Parole che facevano veramente bene ad Alitalia e che, purtroppo, non ascolteremo più: lungi dal comprendere il senso dei post scritti da AviatorAZ e, sopratutto, bene imboccati dal “furbo” articolo di Repubblica, molti lettori (e tra loro anche vari dipendenti di AZ) hanno lasciato commenti inferociti a vari post sul blog dello steward, costringendolo infine a una più prudente ritirata strategica. Il blog ora è offline.
Peccato per la compagnia, che perde una voce critica ma leale e umana come mai ne aveva avute prima.
Peccato per Repubblica, che dimostra ancora una volta di non capire la blogosfera e – peggio ancora – di sapervi attingere solo per strumentalizzarne ai propri fini idee e contenuti. Nel caso specifico, per dare adosso ad Alitalia e, indirettamente, a quella parte politica che ancora nulla ha fatto per salvarla nonostante altisonanti promesse elettorali.
Peccato infine per AviatorAZ, che ha voluto gentilmente consegnare ai commenti di blogs4biz le sue amare parole di commiato dalla blogosfera:
“Grazie per la chiave di lettura che è stata data di quello che era il blog – scrive lo steward riferendosi al mio post di ieri – purtroppo ben pochi l’hanno vista così: la stragrande maggioranza s’è indignata invece per quello che è stato fatto vedere, fermandosi in modo miope alla semplice superficie, non capendone il senso.
Il rammarico è forte, per l’eco suscitata, per l’occasione persa a mio modo di vedere per migliorare le cose, non per renderle ancora più difficili per chi lavora in questa Azienda.
Come dice giustamente il sig. Rosati, tutto quello che si vede è assolutamente compatibile e in regola con le misure e dettàmi di sicurezza internazionali; i controlli sono incrociati e serrati. E pur volendo, non ho mai trovato qualcosa che non fosse compatibile [con gli standard di sicurezza n.d.r.]: se un aereo non è in assoluta sicurezza, resta a terra, si scende, e il coordinamento ce ne assegna un altro.
Un paragone, forse stupido: quanti di noi si mettono al volante della propria auto con “cognizione di causa”? Quanti fanno i controlli dell’olio, dell’acqua, delle gomme, dei fari e delle frecce, della chiusura delle portiere, della distribuzione di un eventuale carico a bordo, del liquido dei tergicristalli, ad ogni singolo spostamento? Immagino pochissime e rarissime mosche bianche.. bene in Alitalia questi controlli, con i dovuti paragoni, si fanno per ogni singolo volo di ogni singolo aereo in ogni singolo giorno dell’anno… e non li fa una sola persona”.
A chi poi lo accusa di aver chiuso il blog perché ha la “coscienza sporca”, AviatorAZ risponde:
“Coscienza sporca di cosa? la mia o quella di chi è responsabile degli sfaceli? e i provvedimenti nei confronti di chi dovrebbero essere presi? di chi ha consentito lo sfascio negli anni o di chi racconta cosa capita a bordo? non è spavento, o paura, ma la voglia di non continuare a porgere il fianco a questo tipo di interpretazione strumentale, questo è quello che non voglio”.
Facile immaginare che l’eco destata dall’articolo di Repubblica abbia scatenato un’immediata “caccia alle streghe” nella compagnia volta a smascherare “l’orribile delatore”, la “serpe in seno”.
Ecco: se davvero doveste trovarlo, allora dovreste dargli una promozione, un aumento, un pc e una connessione in Rete.
Ci guadagneremmo tutti.
da Alessio Jacona
Ultimo commento:
di Max il 01/1/70








