Posts Taggati come ‘crisi’

Approfondimenti

Computer World: “Microsoft riposa in pace”

Mi sembra interessante iniziare la settimana segnalando il velenoso articolo pubblicato ieri da Steven J. Vaughan-Nichols su Computer World e intitolato, senza tanti complimenti, “Microsoft R.I.P.”. Nel pezzo si affrontano e definiscono, una legnata dopo l’altra, le debolezze e i difetti che dovrebbero – almeno secondo l’autore – consegnare presto alla storia l’azienda guidata da Ballmer. Proprio per quest’ultimo c’è anzi un attacco diretto e durissimo:

“L’ho detto in precedenza, lo ripeto adesso: Licenziate Steve Ballmer. E’ un venditore. Non è un manager di alto livello. Non lo è mai stato. Non lo sarà mai. La prima volta che ho suggerito di indicare la porta a Ballmer, nel luglio 2008, le azioni Microsoft erano oltre i 28 dollari. Mentre scrivo ora (23 aprile) si attestano a 18,92 dollari”.

Motivo scatenante della spietata reprimenda, la notizia di giovedì scorso secondo cui i profitti dell’azienda di Redmond sarebbero calati di oltre il 30% nell’ultimo quarto a causa del cattivo andamento di “Microsoft Business Division and Server & Tools groups”. Secondo Vaughan-Nichols, infatti, il pessimo risultato del colosso americano dipenderebbe solo in minima parte dalla crisi economica planetaria che sta interessando tutti, mentre dovrebbe essere imputato soprattutto alla pessima gestione dell’attuale management.

Nell’invitarvi a leggere un articolo che  – a mio parere – dosa bene vetriolo e ragionamento, non posso fare a meno di notare come negli Stati Uniti i giornalisti abbiano ancora la voglia e il coraggio di prendere “a schiaffoni” un’azienda quando ritengono che questa se lo meriti.

Condividi:
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google
  • OKnotizie
  • Technorati
  • LinkedIn
  • TwitThis
  • Wikio IT
apr  09
27
alle 01:49
da Alessio Jacona

Ultimo commento:

di Best of Week #18 | Gioxx's Wall il 01/1/70

[...] Computer World: “Microsoft riposa in pace” [...]

Approfondimenti

Annus orribilis: O’Reilly cancella la Web2.0 Expo Europe 2009

Hai voglia a dire “siate ottimisti” che la crisi economica planetaria “addapassà”. Viviamo in tempi in cui persino un editore come O’Reilly deve fare i conti con la disastrosa congiuntura e cancellare l’edizione europea della sua Web2.0 Expo, convention itinerante che, saltando Berlino, quest’anno avrà quindi luogo solo a San Francisco, New York e Tokio.

La notizia, rilanciata da Techcrunch, è stata pubblicata dal community blog della O’Reilly tedesca ma non ancora confermata dalla casa madre. Difficile a questo punto non tornare con la mente ai messaggi di incorraggiamento diffusi a ottobre proprio durante l’edizione berlinese della web2.0 expo 2008 da persone del calibro di Saul Klein:

1) la situazione è grave, ma non è la prima volta che la tempesta si abbatte sui mercati. Basta dare un’occhiata ai dati per capire che la mazzata presa in occasione della “Bolla” nel 2001 era stata ben più pesante (Klein scrive: “We’ve fallen from greater heights”). Insomma, non disperate;

2) molte aziende oggi di grande successo, come ad esempio Apple o Microsoft, hanno iniziato la loro attività in un periodo di depressione economica. Ci sono ottime probabilità che accada ancora;

3) similarmente, molti dei marchi vincenti nel web attuale (Youtube, Mysql, Facebook e lo stesso Skype, che Klein ha contribuito a creare), sono emersi proprio dopo la famigerata “Bolla”, quanto tutto sembrava ormai perduto;

4) oggi internet è sei volte più grande che nel 2001 ed il modo in cui trascorriamo il nostro tempo navigando il web è cambiato in modo radicale grazie al successo dei social networks. La rete stessa è cambiata grazie alla crescita ed alla diffusione di tecnologie e piattaforme open source. La quantità e la qualità delle risorse gratuite oggi a disposizione dei giovani imprenditori erano impensabili solo otto anni fa. Un diverso “enviroment” in cui le opportunità di “rinascere” sono ben maggiori che in passato;

5) In Europa – aggiunge infine Klein con mio grande stupore – ci sono ancora molti soldi che aspettano di essere investiti.

Rilette con il senno di poi, quelle parole lasciano l’amaro in bocca, mentre fanno quasi sorridere quelle che lo stesso Tim O’Reilly mi riferiva durante una lunga intervista:

La crisi (è un bene perché) eliminerà i rami secchi del web2.0

Fa sorridere – dicevo – perché oggi scopriamo che, tra quei rami secchi, figurano anche i carrozzoni mediatici itineranti come appunto la Web2.0 Expo di Berlino.

Thx

Condividi:
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google
  • OKnotizie
  • Technorati
  • LinkedIn
  • TwitThis
  • Wikio IT
feb  09
27
alle 03:54
da Alessio Jacona

Ultimo commento:

di Pelushi » Per effetto della crisi, non ci sarà il web 2.0 Expo in europa il 01/1/70

[...] Leggi l`intero post » Commenta | [...]

Approfondimenti

Facebook TOS story: quando l’azienda dialoga davvero con gli utenti e torna sui suoi passi

La notizia di oggi è che Facebook ha cestinato i nuovi termini di utilizzo (TOS) pubblicati due settimane fa e ripristinato in tutta fretta quelli precedenti. Per capire cosa stia accadendo è tuttavia necessario fare un passo indietro: pochi giorni fa il management di Facebook aveva deciso di cambiare i TOS che disciplinano presenza e azioni sul social network di (al momento) 175 milioni di utenti. Subito dopo scriveva Mantellini:

Facebook ha recentemente variato leggermente i suoi Terms of service. Nulla di importante, la nuova versione dice semplicemente che tutto ciò che tu caricherai sui suoi server sarà da Facebook vita natural durante utilizzabile, anche quando tu, eventualmente, chiuderai l’account.

La reazione degli utenti è stata immediata, netta e planetaria: le nuove TOS non ’s hanno da fare. Se uno chiude il proprio account su FB, tutto ciò che lo riguarda deve sparire.

Fosse stata un’azienda “tradizionale”, la cosa sarebbe andata avanti con il management chiuso dietro il solito, ostinato mutismo. Ma il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg, dall’alto dei suoi 25 anni, rappresenta un modo nuovo e diverso di pensare il rapporto con l’utenza e, proprio per questo motivo, possiede  un corporate blog. Dalle stesse pagine attraverso cui in passato aveva affrontato un’altra “crisi”, Mark difende il nuovo TOS:

When a person shares something like a message with a friend, two copies of that information are created—one in the person’s sent messages box and the other in their friend’s inbox. Even if the person deactivates their account, their friend still has a copy of that message. We think this is the right way for Facebook to work, and it is consistent with how other services like email work. One of the reasons we updated our terms was to make this more clear.

Insomma, per Zuckerberg il nuovo TOS serve a disciplinare la persistenza dei nostri dati negli account e nei profili dei nostri contatti, anche a causa di alcune difficoltà tecniche descritte in maniera poco convincente più avanti nel post.

Schematizzando, l’azienda cambia le regole che disciplinano i suoi rapporti con l’utenza, l’utenza non gradisce e il CEO risponde in prima persona motivando le scelte contestate. Diciamo che già questo, per un paese come il nostro, corrisponde alla pura fantascienza.

Cosa è succersso dopo è presto detto: per nulla convinta dalla spiegazione, l’utenza porta avanti la protesta e il CEO, preso atto della situazione, ritira la modifica del TOS. Scrive oggi Zuckenberg senza tanti giri di parole:

“Over the past few days, we have received a lot of feedback about the new terms we posted two weeks ago. Because of this response, we have decided to return to our previous Terms of Use while we resolve the issues that people have raised.”

Non esattamente una resa (anzi più che altro un diplomatico temporeggiare), ma anche e soprattutto il frutto di una conversazione diretta, schietta e condotta sotto gli occhi di tutti.

Un nuovo modo di intendere il rapporto con gli utenti-clienti che, più di qualsiasi servizio, strumento e gadget tecnologico, incarna e finalmente capitalizza nel business il messaggio rivoluzionario insito nel cosiddetto “web 2.0″.

Condividi:
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google
  • OKnotizie
  • Technorati
  • LinkedIn
  • TwitThis
  • Wikio IT
feb  09
18
alle 03:59
da Alessio Jacona

Ultimo commento:

di Best of Week #8 | Gioxx's Wall il 01/1/70

[...] Facebook TOS story: quando l’azienda dialoga davvero con gli utenti e torna sui suoi pass...

Notizie

Nuvole nere si addensano sul futuro del nanopublishing statunitense

Nei mesi passati abbiano spesso dato conto della politica di taglio dei costi messa in atto nel network Gawker dal patron Nick Denton, praticamente l’inventore del nanopublishing.

Ora una fonte autorevole come ReadWriteWeb informa che anche Weblogs Inc, l’altro grande nanopublishing a stelle e strisce acquisito da AOL nel 2005, naviga in cattive acque.

Secondo Marshall Kirkpatrick, già blogger al soldo di Weblogs Inc ai tempi d’oro in cui il gruppo era guidato da Jason Calacanis,

“A source close to AOL has informed ReadWriteWeb that it will be shutting down and relaunching the Weblogs Inc. “Lifestyle Blogs” as online magazines”.

Se la notizia venisse confermata, si tratterebbe in pratica di una “riconversione” in “tradizionale” rivista online di un numero di blog pari a circa 1/4 dell’intero network. Un radicale ritorno al passato che, se confermato, oltre a riportare in primo piano gli annosi problemi di AOL metterebbe anche in discussione il futuro stesso del nanopublishing.

Per ora mancano le conferme e c’è solo la parola di Kirkpatrick, che tuttavia si dice sicuro delle informazioni in suo possesso.

AOL dal canto suo ha provveduto a smentire lo scenario descritto da ReadWriteWeb, spiegando anzi che

“We are so enthusiastic about the growth potential of our Living blogs that we need people to spend MORE time on them, and we are asking for more of a commitment from our lead bloggers than has been needed in the past so that we can provide consumers with more engaging and interactive experiences across our sites…”.

Scopriremo presto chi dei due dice la verità.

Condividi:
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google
  • OKnotizie
  • Technorati
  • LinkedIn
  • TwitThis
  • Wikio IT
gen  09
30
alle 05:30
da Alessio Jacona

Ultimo commento:

di geko il 01/1/70

e anche di quello italiano se non sbaglio. blogo è di dada, blogosfere soffre ma regge con ilsol...

Notizie

Microsoft manda a casa 5mila persone

Una ventina di giorni fa circolavano voci secondo le quali Microsoft avrebbe mandato a casa ben 15mila persone su 90mila in forze all’azienda. Dopo varie smentite, da Redmond hanno infine fatto sapere che i “layoff” ci saranno, ma interesseranno “solo” 5mila unità.

Alcune cose da notare:

1) E’ la prima volta nella sua storia che Microsoft ricorre a licenziamenti per fronteggiare una crisi economica.

2) Come fa notare Elizabeth Montalbano, salute e prosperità dell’azienda sono ancora troppo dipendenti dal business incentrato sulla vendita di Windows nelle sue varie declinazioni, attualmente affossata dal calo di vendite dei pc registrato a livello planetario. Lo sforzo fatto finora a Redmond per diversificare le attività commerciali va nella direzione giusta, ma non è ancora abbastanza.

3) Parlando della crisi, Steve Ballmer ha fornito una quadro della situazione assai poco incoraggiante, esponendo la tesi che non ci sarà un rimbalzo e il settore non tornerà (almeno nel breve periodo) prospero come un tempo:

“As things go down, they reset. The economy shrinks and then it doesn’t rebound, it rebuilds from a lower base. We’re not expecting a bounce.”

4) Subito gli ha fatto eco il Ceo di Google Eric Schmidt, che pur presentando un altro trimestre chiuso dalla sua azienda ben al di sopra delle aspettative, ha nuovamente espresso preoccupazione per i mesi a venire. Non si è tuttavia parlato di licenziamenti.

5) I tagli al personale (1400 dei quali effettivi a partire da subito) verranno scaglionati nei prossimi 18 mesi, interessaranno tutte le divisioni di business e colpiranno soprattutto la sede di Seattle, dove lavora la maggior parte del personale Microsoft.

Condividi:
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google
  • OKnotizie
  • Technorati
  • LinkedIn
  • TwitThis
  • Wikio IT
gen  09
23
alle 12:21
da Alessio Jacona

Notizie

New Economy, da Paese delle Meraviglie a Terra Desolata

Tagliare i costi. Riorganizzare. Ottimizzare. Non passa giorno senza che la stampa annunci nuovi licenziamenti (effettivi o rivelati come prossimi dai soliti anonimi bene informati) che come una mannaia si abbattono sui lavoratori della new economy.

Esempio 1: partiamo con qualcosa di semplice. A ottobre Loic Le Meur, ex responsabile di Six Apart Europe ed oggi CEO di Seesmic, annuncia il licenziamento di sette dipendenti. Quisquilie direte voi. E’ un terzo del suo staff, rispondo io.

Esempio 2: nel corso di tutto 2008 Nick Denton, praticamente l’inventore nano-publishing con Gawker.com nonché il primo a trarne guadagni di assoluto rilievo, ha provveduto in varie riprese a chiudere i blog meno produttivi. I vari editor sono stati a volte riassorbiti nei blog ancora funzionanti, più spesso “reimmessi” sul mercato. E questo nonostante gli introiti pubblicitari per Gawker siano cresciuti del 39 per cento nel 2008.

Esempio 3: la cronaca più recente racconta di “riorganizzazioni” da numeri a 3, 4 e persino 5 cifre. Sun Microsystems, per citare qualcuno, deve “sacrificare” ben 6000 persone, circa il 18 per cento della sua forza lavoro, nel processo di ristrutturazione che ne dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) salvare le sorti.

Esempio 4: che dire poi di Yahoo!? Il motore di ricerca uscito con le ossa rotte dalla “danza della morte” con Microsoft e Google ha comunicato già ad ottobre il licenziamento di circa 1500 persone, ovvero il 10 per cento della propria forza lavoro.

Esempi 5 e 6: La cronaca di queste ore è ancora meno incoraggiante delle premesse. Da un lato c’è Microsoft, che voci insistenti (seppur non confermate) vogliono prossima a licenziare 15mila dipendenti su 90mila, la maggior parte dei quali distribuiti tra Europa, Medio Oriente e Africa.

Dall’altro c’è il gigante (dai piedi d’argilla) Sony che – rivela The Times – sarebbe ad un passo da una radicale ristrutturazione che dovrebbe lasciare a terra non meno di 8mila dipendenti.

L’elenco potrebbe andare avanti a lungo, ma la sostanza non cambia: la crisi c’è, sta investendo pesantemente il mondo Hi-Tech e sta producendo un numero assai preoccupante di disoccupati prima ancora che – come mi suggeriva ottimista Tim O’Reilly – “eliminare i rami secchi del web 2.0“.

Il fatto che fosse stata abbondantemente prevista non consola. Cosa ancora peggiore, preoccupano persino le prospettive di spesa per il 2009 degli un tempo voraci consumatori americani, in barba alla pompa magna di eventi come CES e MacWorld, ormai privi della loro vera ragion d’essere.

Ci aspettano tempi duri.

Condividi:
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google
  • OKnotizie
  • Technorati
  • LinkedIn
  • TwitThis
  • Wikio IT
gen  09
5
alle 06:43
da Alessio Jacona

Notizie

IT industry, il 2009 è già un anno da dimenticare

Nel 2009 l’IT industry vedrà peggiorare i già deludenti risultati del 2008, dove la crescita si è attestata intorno al 4 per cento.

L’ennesima pessima notizia emerge da un rapporto appena pubblicato dalla Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD), secondo cui la crisi che da mesi funesta tutti i mercati del pianeta influenzerà pesantemente anche la (un tempo florida) internet economy nell’anno a venire.

A subire la peggio sarà il mercato dei seminconduttori, già indebolito da una crescita nel 2008 pari al 2,2 per cento e destinato a contrarsi nei prossimi 12 mesi di circa 6 punti percentuale.

E mentre da ogni parte del mondo provengono segnali deprimenti rispetto al prossimo futuro, una notizia in controtendenza: in Cina, dove il rallentamento dell’economia c’è stato e tuttavia il mercato sembrea essere ancora vitale, il portale Sina.com ha acquisito l’agenzia pubblicitaria Focus Media per ben un miliardo di dollari.

Condividi:
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google
  • OKnotizie
  • Technorati
  • LinkedIn
  • TwitThis
  • Wikio IT
dic  08
22
alle 05:51
da Alessio Jacona

Ultimo commento:

di gioba74 il 01/1/70

In un momento così delicato per il nostro paese, vorrei lanciare un messaggio di ottimismo segna...

Approfondimenti

Nanopublishing, Denton sopprime Valleywag

Con la notizia della chiusura di Valleywag, blog al vetriolo (parte di Gawker Media) specializzato nel gossip della Silicon Valley, la domanda sorge spontanea: l’età dell’oro del nanopublishing statunitense è finita?

Difficile rispondere. Certo, i tempi di gozzoviglio in cui un Jason Calacanis vendeva il suo blognetwork ad Aol per 25 milioni di dollari sembrano ora distanti ere geologiche.

Nick Denton, che di Gawker Media è il capo assoluto, non è nuovo al lancio di inquietanti segnali d’allarme rispetto allo stato e al futuro del nanopublishing business: lo scorso luglio, ad esempio, l’imprenditore aveva tagliato i compensi dei suoi blogger mentre in aprile aveva venduto tre dei suoi blog minori, ovvero Idolator, Gridskipper, e Wonkette.

Il perché dietro la chiusura di Valleywag è presto spiegato: secondo il chief editor Paul Boutin il traffico del blog “isn’t enough to pay for two writers, even with Ketel One ads on every page”, mentre secondo quanto afferma lo stesso Denton, il mercato della della pubblicità online si ridurrà presto di un devastante 40 per cento (qualcuno avverta Layla Pavone). Abbastanza per indurre l’imprenditore americano a tirare (forte) la cinghia prima che la carestia metta in ginocchio la sua azienda.

Ora non resta che scoprire se anche il nanopublishing nostrano si stia avviando verso la tempesta prevista dal capo di Gawker. Se così sarà, qui in Italia conosceremo la recessione dopo aver saltato a pié pari l’età dell’oro.

Danno e beffa.

Via

Condividi:
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google
  • OKnotizie
  • Technorati
  • LinkedIn
  • TwitThis
  • Wikio IT
nov  08
14
alle 11:36
da Alessio Jacona

Ultimo commento:

di Vittore Fotografo il 01/1/70

40% in meno dalla pubblicità on line?
Sicuramente una previsione devastante.
Spero che non si to...

Notizie

Sequoia Capital “Presentation of Doom”

Durante la nostra intervista a Berlino, Tim O’Reilly ironizzava con me su come Sequoia Capital prima non avesse visto arrivare una crisi economica i cui segnali erano individuabili già da almeno un anno e mezzo; poi si era fatta prendere dal panico gridando improvvisamente alla catastrofe.

Il “grido” in questione altro non è che un documento di 56 slide già soprannominato “presentation of doom”, originariamente preparato per il CEO di Sequoia e poi divenuto di dominio pubblico.

Nel caso ve lo siate perso, merita cinque minuti della vostra preziosa attenzione:

Condividi:
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google
  • OKnotizie
  • Technorati
  • LinkedIn
  • TwitThis
  • Wikio IT
nov  08
6
alle 03:24
da Alessio Jacona

Notizie

LinkedIn manda a casa il 10% dei dipendenti

Anche LinkedIn, social network professionale che raccoglie oltre 30 milioni di professionisti sparsi in tutto il mondo, “tira la cinghia” ed effettua tagli al personale. Vanno infatti a casa 36 dipendenti su 370, vale a dire circa il 10 per cento della forza lavoro impiegata.

Una scelta dettata – riferisce Techcrunch – dalle pressioni che l’onnipresente Sequoia Capital, principale finanziatore di LinkedIn, ha esercitato ed esercita affinché si riducano al minimo i costi di gestione.

Vista da questa parte dell’oceano, e sopratutto da questo inaffidabile Paese, tale operazione di consolidamento colpisce soprattutto perché arriva subito dopo una raccolta fondi che ha riversato 22,7 milioni di dolari nelle casse di LinkedIn, denaro che si somma ai 53 milioni di dollari raccolti solo lo scorso giugno e che contribuisce a stabilire il valore dell’azienda intorno al miliardo di dollari.

Non abbastanza, evidentemente, per dissuadere i finanziatori dall’applicare una severa politica di consolidamento del business finalizzata a contrastare la tempesta che sferza tutti i mercati del pianeta.

Una lezione che qui da noi più di qualcuno farebbe bene ad imparare.

Condividi:
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google
  • OKnotizie
  • Technorati
  • LinkedIn
  • TwitThis
  • Wikio IT
nov  08
6
alle 03:02
da Alessio Jacona

Ultimo commento:

di gluca il 01/1/70

beh, in genere qui i tagli son sempre apprezzati e sostenuti. purche' riguardino 'ben altro' e gl...