Posts Taggati come ‘facebook’

Notizie

Parlamento, bocciata la legge “ammazza Facebook”

Certo ricorderete lo scandalo e la preoccupazione destati pochi mesi fa dall’approvazione in Senato dell’emendamento D’Alia, meglio noto come emendamento “ammazzaFacebook”.  Bene, la buona notizia di oggi è che l’art. 60 del DDL n. 2180, giudicato da più parti come una vera e propria minaccia alla libertà della rete, è stato abrogato ieri dal Parlamento italiano quando questo ha votato a favore del contro-emendamento Cassinelli.

Nel rallegrarmi con voi della buona nuova, approfitto per ricordare che, a fine Febbraio, l’ottimo Alessandro Gilioli aveva organizzato nella sede dell’Espresso una tavola rotonda su questo tema  alla quale hanno partecipato nell’ordine: i deputati Antonio Palmieri (l’esponente del Pdl più attento ai problemi della Rete) e Roberto Cassinelli (Pdl, autore del controemendamento sulla proposta D’Alia), il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro, Guido Scorza (docente di Diritto delle nuove tecnologie e autore oggi di un bel pezzo su PI), blogger italiani Mattina,Napolitano, Parisi, Sofi, Zambardino nonché il sottoscritto.

Tutte le informazioni e le risorse relative a quell’incontro, compreso il link ai video girati per l’occasione dalla redazione dell’Espresso, sono disponibili su questo post.

Infine, Mantellini segnala la nascita di “un gruppo di parlamentari di entrambi gli schieramenti vicini alle tematiche delle nuove tecnologie”.

Tutto molto bello. Ora mi domando soltanto se la Carlucci augurerà anche a loro (come ha fatto con Gilioli) di vedere figli e nipoti cadere nelle mani dei pedofili a causa di Internet

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apr  09
29
alle 06:06
da Alessio Jacona

Ultimo commento:

di Parlamento, bocciata la legge “ammazza Facebook” | Blogs4biz.info il 01/1/70

[...] Articolo Originale:  Parlamento, bocciata la legge “ammazza Facebook” | Blogs4biz.info...

Approfondimenti

Facebook batte cassa: servono altri 100 milioni di dollari

Il successo comporta sempre un prezzo da pagare. Nel caso di Facebook, social network in costante espansione, tale prezzo può facilmente esser tradotto in costi vivi per l’acquisizione e la gestione di nuovi server, necessari a sostenere le esigenze di una popolazione sempre più numerosa.

Negli anni passati Facebook ha già raccolto finanziamenti per ben 500 milioni di dollari. La notizia di oggi è che ne servono altri 100 per fronteggiare sia le spese in costante ascesa sia il calo dei ricavi dovuto alla “sfavorevole congiuntura economica”, per usare un eufemismo.

Per saperne di più:

- Businessweek: “Facebook Is Hunting for More Money

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mar  09
27
alle 08:18
da Alessio Jacona

Approfondimenti

SNWF09: un po’ di numeri su Facebook e qualche riflessione

Ecco alcuni interessanti numeri su Facebook raccolti al Social Networking World Forum di Londra durante varie presentazioni, corredati per l’occasione da alcune riflessioni:

- Facebook ha 175 milioni di utenti nel mondo: nulla sembra arrestare il successo planetario di quello che ormai è il social network più popolato al mondo. Il segreto? Aver portato “elegant organization” (così il fondatore Zuckerberg definisce i social network) a una community che esisteva già m alla quale mancavano gli strumenti necessari a connettersi e interagire. Le community non si creano, al massimo è possibile comprenderne e soddisfarne i bisogni.

- Del tempo trascorso su Facebook dagli utenti, un minuto su cinque è dedicato all’uso di applicazioni sviluppate da terze parti: Il social network esiste dal 2003 ma è solo di recente che la sua popolazione ha conosciuto un incremento straordinario ed esponenziale. Molti – e secondo me a ragione – fanno coincidere l’inizio di questa ascesa con la decisione di aprire Facebook agli sviluppatori esterni e all’enorme valore che essi hanno rapidamente riversato nel network.

- Ci sono circa 600mila Facebook developers accreditati: nessuna azienda del web è in grado di esprimere una simile “forza lavoro”, né tantomeno potrebbe permettersela. Aver condiviso con il mondo i segreti di un fetta importante del proprio codice, aver avuto il coraggio di sacrificare parte dei propri “segreti industriali” avendone in cambio ricchezza sotto forma di applicazioni, è stata un’altra delle chiavi del successo di Zuckerberg&co.

- Ogni giorno, 2,5 milioni di persone si iscrivono a una fan page un profilo pubblico: spesso il profilo pubblico è dedicato ad un’azienda o a un prodotto (come ad esempio Coca Cola). Traducendo, dimenticate quello che avevate imparato: il brand non appartiene all’azienda ma agli utenti, quelle “persone conversanti” che un tempo chiamavate target.

- Ogni mese vengono condivisi 16 milioni di “pieces of content”: se ancora vi illudete di poter mantenere il controllo dei vostri contenuti dopo aver premuto il tasto “Pubblica”, è ora di ripensarci. Se poi credete anche che mantenere tale controllo sia nel vostro interesse, allora siete senza speranza. L’idea di costruire un recinto dentro cui chiudere tutti i vostri “prodotti d’ingegno” e poi lavorare come pazzi per attirarvi intorno gli utenti, è vecchia come la carta stampata: se davvero volete raggiungere i vostri lettori, dovete consentire che siano i vostri contenuti a trovarli circolando liberamente (i mezzi ci sono eccome) e lasciare che essi possano a loro volta rilanciarli nei mille modi diversi che il web2.0 offre.

Be there or be dead.

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mar  09
12
alle 08:54
da Alessio Jacona

Approfondimenti

Blogs4biz intervista Patrizio Roversi (turistipercaso.it)

Ho incontrato Patrizio Roversi alla Borsa Internazionale del Turismo di Milano (BIT) due minuti prima che presenziasse ad un convegno sul Travel2.0. In appena cinque minuti di intervista mi ha raccontato quelle che secondo lui sono le ragioni dell’incredibile successo del sito creato con la moglie Susy Turistipercaso.it e, di recente, del magazine omonimo che ha venduto 430mila copie con i primi due numeri.

Più di tutto mi ha colpito il concetto espresso da Roversi secondo cui non sarebbero stati lui e la moglie a “creare” una community di viaggiatori che si traduce in 6-700mila visitatori unici  e 7/8 milioni di pagine viste ogni mese (più 80mila iscritti alla newsletter).  Al contrario, la community era già lì, mentre loro non avrebbero fatto altro che creare il centro di aggregazione online nel modo giusto al momento giusto.

Centro di aggregazione che nasce 11 anni fa  anch’esso “per caso”, in quanto doveva essere uno strumento per mantenere il contatto con il pubblico dell’omonima trasmissione e invece, quasi da subito, è diventato una piattaforma dove gli utenti si incontrano per scambiarsi informazioni e consigli sui mete turistiche di ogni genere. Insomma, un Tripadvisor spontaneo e ante litteram che – come Roversi tiene a precisare- non è abbandonato a se stesso ma viene moderato al fine di garantire l’attendibilità delle informazioni diffuse.

Un concetto semplice è allo stesso tempo di enorme impatto che, guarda caso, coincide esattamente con quanto sostenne a Davos Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, quando disse che creare community è semplicemenete impossibile. Le community sono già lì, solo fortemente disorganizzate: tutto quello che si può  e deve fare è dare loro “elegant organization” creando piattaforme proprio come Facebook, Myspace e, più in piccolo, Turistipercaso.it.

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feb  09
23
alle 04:12
da Alessio Jacona

Ultimo commento:

di Nicolò il 01/1/70

Caspita... sinceramente non mi aspettavo tanta lucidità! Grazie dell'intervista!

Approfondimenti

Facebook TOS story: quando l’azienda dialoga davvero con gli utenti e torna sui suoi passi

La notizia di oggi è che Facebook ha cestinato i nuovi termini di utilizzo (TOS) pubblicati due settimane fa e ripristinato in tutta fretta quelli precedenti. Per capire cosa stia accadendo è tuttavia necessario fare un passo indietro: pochi giorni fa il management di Facebook aveva deciso di cambiare i TOS che disciplinano presenza e azioni sul social network di (al momento) 175 milioni di utenti. Subito dopo scriveva Mantellini:

Facebook ha recentemente variato leggermente i suoi Terms of service. Nulla di importante, la nuova versione dice semplicemente che tutto ciò che tu caricherai sui suoi server sarà da Facebook vita natural durante utilizzabile, anche quando tu, eventualmente, chiuderai l’account.

La reazione degli utenti è stata immediata, netta e planetaria: le nuove TOS non ’s hanno da fare. Se uno chiude il proprio account su FB, tutto ciò che lo riguarda deve sparire.

Fosse stata un’azienda “tradizionale”, la cosa sarebbe andata avanti con il management chiuso dietro il solito, ostinato mutismo. Ma il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg, dall’alto dei suoi 25 anni, rappresenta un modo nuovo e diverso di pensare il rapporto con l’utenza e, proprio per questo motivo, possiede  un corporate blog. Dalle stesse pagine attraverso cui in passato aveva affrontato un’altra “crisi”, Mark difende il nuovo TOS:

When a person shares something like a message with a friend, two copies of that information are created—one in the person’s sent messages box and the other in their friend’s inbox. Even if the person deactivates their account, their friend still has a copy of that message. We think this is the right way for Facebook to work, and it is consistent with how other services like email work. One of the reasons we updated our terms was to make this more clear.

Insomma, per Zuckerberg il nuovo TOS serve a disciplinare la persistenza dei nostri dati negli account e nei profili dei nostri contatti, anche a causa di alcune difficoltà tecniche descritte in maniera poco convincente più avanti nel post.

Schematizzando, l’azienda cambia le regole che disciplinano i suoi rapporti con l’utenza, l’utenza non gradisce e il CEO risponde in prima persona motivando le scelte contestate. Diciamo che già questo, per un paese come il nostro, corrisponde alla pura fantascienza.

Cosa è succersso dopo è presto detto: per nulla convinta dalla spiegazione, l’utenza porta avanti la protesta e il CEO, preso atto della situazione, ritira la modifica del TOS. Scrive oggi Zuckenberg senza tanti giri di parole:

“Over the past few days, we have received a lot of feedback about the new terms we posted two weeks ago. Because of this response, we have decided to return to our previous Terms of Use while we resolve the issues that people have raised.”

Non esattamente una resa (anzi più che altro un diplomatico temporeggiare), ma anche e soprattutto il frutto di una conversazione diretta, schietta e condotta sotto gli occhi di tutti.

Un nuovo modo di intendere il rapporto con gli utenti-clienti che, più di qualsiasi servizio, strumento e gadget tecnologico, incarna e finalmente capitalizza nel business il messaggio rivoluzionario insito nel cosiddetto “web 2.0″.

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feb  09
18
alle 03:59
da Alessio Jacona

Ultimo commento:

di Best of Week #8 | Gioxx's Wall il 01/1/70

[...] Facebook TOS story: quando l’azienda dialoga davvero con gli utenti e torna sui suoi pass...

Approfondimenti

USA, sempre più utenti aggiornano o leggono gli status update

Pew Internet è tornata a sondare le abitudini degli americani che frequentano i social network. Questa volta la ricerca mirava a comprendere quale percentuale d’utenti residenti Oltreoceano fosse solita pubblicare o leggere “status update” via twitter e altri siti di micro-blogging.

Curiosamente lo studio è fortemente sbilanciato sull’uso di Twitter, assimilando tutto il vastissimo universo di alternative (Facebook compreso) sotto la dicitura “similar services”.

Era dicembre: hanno partecipato all’inchiesta 2700 persone l’11% ha risposto di sì. Il mese precedente la percentuale era del 9% per cento, mentre nel maggio 2008 si arrivava a malapena al 6%.

Fonte

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feb  09
13
alle 08:57
da Alessio Jacona

Approfondimenti

Silicon Alley Insider boccia la politica italiana

Un branco di cavernicoli fermi all’età della pietra. Ecco come dobbiamo apparire a chi ci guarda dall’altra parte dell’Oceano Atlantico quando legge articoli come quello pubblicato oggi da Silicon Alley Insider.

In poche ma deprimenti righe, l’autore inchioda il governo italiano elencando i suoi recenti e goffi tentativi di regolamentare la rete, nonché mettendo in luce la scarsa comprensione della materia che si cela dietro le ultime iniziative.

We never would have thought Italy would make name for itself by trying to legislate the entire Internet.

But Italy it is: On the past several months, we’ve seen Italian officials: Try to ban P2P site the Pirate Bay (and then give up), fret over dumb kids making pro-Mafia fan pages on Facebook, and threaten to throw senior Google (GOOG) executives in jail for content uploaded to Youtube they couldn’t have possibly reviewed.

But Italian inanity just doesn’t stop. Lawmakers have bills in the works that could effectively ban access to Facebook and Youtube throughout the country.

L’articolo procede citando un’intervista con Gianpiero D’Alia, il senatore che ha introdotto l’emendamento anti- facebook, realizzata dall’espresso e nella quale il parlamentare definisce il social network un “sito indecente” che meriterebbe di “essere oscurato”.

Lo sdegno di D’Alia è dovuto al caso dei  “fan group” dedicati a boss mafiosi, e mostra bene come il parlamentare (peraltro poco più che quarant’enne) non comprenda neanche lontanamente né i meccanismi di funzionamento né  le dimensioni del social network, come d’altronde accade alla stragrande maggioranza dei suoi colleghi.

In che mani siamo.

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feb  09
11
alle 08:56
da Alessio Jacona

Ultimo commento:

di Pelushi » Blog Archive » Anche il silicon Alley Insider lancia strali contro D’Alia il 01/1/70

[...] Leggi l`intero post » var pf_id = "1424450"; var pf_format = "ctext3_250x250"; var...

Notizie

Violazione della Privacy on line, class action contro Facebook

A dicembre dello scorso anno scrivevo di Facebook e della “crisi” scatenata dal lancio della sua piattaforma pubblicitaria “Beacon”:

Il problema di Beacon risiede nella sua invadenza, in quanto il sistema si basa sulla collaborazione con siti diversi da Facebook, tiene traccia dei tuoi acquisti su quegli stessi siti e poi li segnala ai tuoi amici. Un’idea tutto sommato interessante, ma che certo richiedeva un delicato “bilanciamento” della feature volto ad evitarne la trasformazione, prevedibile, in un bel calcio in bocca alla privacy degli utenti.

La storia ci insegna che il “calcio in bocca” c’è stato eccome, e che lo stesso creatore di Facebook Mark Zuckerberg ha finito col chiedere scusa a tutti gli utenti del social network direttamente dal suo blog.

Tutto questo per dire che il “mea culpa” di Mark non sembra essere affatto bastato visto: oggi il social network più frequentato al mondo è infatti oggetto di una class action coi fiocchi.

Le accuse, che peraltro vengono rivolte anche a partner di Beacon come Blockbuster, Fandango e Overstock, sono pesanti:

1) Facebook ha raccolto, condiviso con terzi e sfruttato a fini commerciali i dati personali degli utenti (nel caso specifico “users’ Internet activities with friends”) senza chiedere loro alcuna autorizzazione;

2) Facebook ha dato la possibilità agli utenti di lasciare il “programma”, ma uscire da Beacon era talmente macchinoso da apparire pensato per impedire qualsiasi “defezione”;

3) La violazione della privacy non riguardava solo gli utenti di Facebook: Beacon raccoglieva anche dati relativi a tutti i visitatori “who conducted certain activities on the third-party sites that were part of the program”;

Per saperne di più:

- PCWorld: Facebook Faces Class-action Suit Over Beacon

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ago  08
14
alle 11:27
da Alessio Jacona

Ultimo commento:

di Gunny il 01/1/70

Visto che nessuno ti obbliga ad iscriverti su facebook, la risposta è semplice... bastava non is...

Notizie

La seconda giovinezza di Friendster è in Asia

Sembra ieri ed invece sono passati sei anni da quando Friendster ha fatto la sua comparsa in Rete, prima fra tutte le community online che oggi siamo abituati a chiamare social networks e che immancabilmente fanno pensare a realtà come MySpace e Facebook.

Sei anni nell’eco-sistema del web sono un’eternità. Di certo sono stati abbastanza perché Friendster potesse raggiungere l’apice dela sua fama in Occidente, spianare la strada ai futuri cloni e cadere nel dimenticatoio, schiacciato dai debiti e dalla patologica mancanza di un modello di business.

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ago  08
5
alle 05:32
da Alessio Jacona

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di mely gorospe il 01/1/70

Da una settimana mi sono iscritto su friendster e sono molto contenta perche per la prima volta i...

Notizie

Comunicazione, marketing e social networks. Due “interpretazioni” a confronto

Web2.0 e comunicazione, web2.0 e marketing. Per anni le aziende e i comunicatori della “vecchia scuola” non hanno voluto neanche sentir parlare di blog, wiki, rss, social network e compagnia cantante. Poi la svolta: improvvisamente chi se ne era tenuto alla larga ha intuito le potenzialità (e registrato il successo di pubblico) della nuova Rete, quindi ha deciso di saltare precipitosamente sul carro dei vincitori.

I risultati spesso gridano vendetta sotto al sole, mentre la situazione peggiora tanto più sono complessi gli strumenti 2.0 che gli operatori tentano (inutilmente) di addomesticare secondo logiche vecchio stile. Qualche tempo fa, ad esempio, Massimo Mantellini segnalava una campagna marketing veicolata attraverso Facebook dove era niente meno che la Nuova Mazda “in persona” a chiedergli di essere aggiunta nell’elenco dei suoi amici. Forte della sua velenosa ironia, Massimo scriveva:

“Oggi mi e’ arrivata una mail nella quale la “Nuova Mazda” mi domandava di diventare suo amico su Facebook. Ci ho pensato un po’ poi ho declinato, non vorrei che la mia vecchia Renault si ingelosisse”.

Fantastico. Più ci si sforza di ripetere che il web2.0 non è altro che un insieme di strumenti grazie ai quali le persone si mettono in contatto tra loro e condividono ogni genere di informazione, creano relazioni, rappresentano on line la propria identità, e più la comunicazione tradizionale cerca di usare questi mezzi per veicolare “consigli per gli acquisti”.

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lug  08
10
alle 02:03
da Alessio Jacona

Ultimo commento:

di daniele il 01/1/70

in linea con quello che dice federico, ritengo che le aziende dovrebbero preoccuparsi di ascoltar...