Posts Taggati come ‘pay-per-post’

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Avete mai accettato denaro in cambio di un post positivo?

Prendo in prestito l’idea da Darren Rowse di Problogger per girare una domanda leggermente diversa alla blogosfera italiana. Se infatti confrontate il mio quesito con l’originale “Have You Ever Written Paid Posts On Your Blog?”, capirete come ciò che mi interessa sapere non è se venite pagati o meno per bloggare (se cioè avete fatto un lavoro del blogging), ma se piuttosto vi siete mai lasciati convincere a parlare bene di qualcosa (specie di aziende o prodotti) o di qualcuno in cambio di denaro.

Sarei felice che rispondeste nei commenti, ma mi accontenterei anche di un vostro prezioso voto dato tramite l’apposito sondaggione creato per l’occasione.

A voi la scelta.

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mag  09
27
alle 05:31
da Alessio Jacona

Ultimo commento:

di Gioxx il 01/1/70

Post pagato si, ma non per una recensione necessariamente positiva (e per ben due volte su tre no...

Notizie

Stati Uniti, condanna esemplare per blogger ricattatori

In passato su questo blog si è documentata puntualmente la parabola della discussa (e discutibile) azienda nota come Pay-Per-Post, nota per offrire ai blogger denaro in cambio di recensioni (purché positive) su aziende, servizi, prodotti.

Più pericolosa di una metastasi, pay-per-post è l’esempio più lampante di come si sia fino ad oggi provato a comprare i blogger, e di come quest’operazione venga sistematicamente ostacolata da un sistema che tende a bilanciare se stesso (la blogosfera), espellendo o comunque spingendo ai margini coloro che tentano di barare e rischiano di minarne reputazione e credibilità.

Sono cose belle, ma mi sembra giusto anche ricordare (e documentare citando i fatti) che non c’è solo l’azienda “cattiva” che cerca di corrompere il blogger, ma anche il blogger che si trasforma in estorsore e ricatta l’azienda.

La storia in questione risale al 2005, ma se ne riparla oggi perché finalmente una giudice americana ha emesso sentenza definitiva sul caso. Sentenza che riconosce a Billy Walters, titolare della Las Vegas golf course, 9 milioni di dollari come risarcimento per compensare l’estorsione perpretata da alcuni blogger di Travel Golf Media.

Nel dettaglio, Walters aveva citato in giudizio i bloggers sostenendo che questi avevano minacciato di scrivere peste e corna dei suoi corsi di golf se egli non avesse sottoscritto un nuovo (e più costoso) contratto di advertising con Travel Golf Media.

Peggiori dell’accusa, mi sembrano le scuse avanzate al momento della denuncia da Robert Lewis di Travel Golf Media: all’epoca questi si giustificò sostenendo di aver “contenuto” le recensioni negative sull’azienda di Walters finché il contratto pubblicitario era stato in essere, salvo poi aver “sciolto le briglie” ai suoi blogger quando il rapporto commerciale tra le due aziende si era concluso. Alla faccia della serietà e della correttezza professionale.

Oggi il giudice ha dato ragione (e parecchi soldi) alla Las Vegas golf course. Ogni ulteriore commento mi sembra superfluo.

Via

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nov  08
12
alle 04:56
da Alessio Jacona