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Myspace taglia due terzi dello staff internazionale. Ripercussioni anche in Italia
Fino a ieri, lo staff di MySpace International contava circa 450 dipendenti. Oggi dal social network di proprietà di Rupert Murdoch fanno sapere che ben 300 di loro se ne torneranno a casa, vittime di quella severa politica di ristrutturazione che solo un mese fa aveva già determinato il licenziamento di 400 dipendenti negli USA.
Le ragioni che hanno portato alla ristrutturazione sono da ricercarsi nella pessima congiuntura economica internazionale, nella sempre più pressante concorrenza di altri social network come Facebook, ma anche e soprattutto nelle recenti scelte di Google: l’azienda di Mountain View ha infatti reso noto che non rinnoverà l’accordo pubblicitario con MySpace in scadenza nel 2010 alle stesse condizioni in vigore ora (300 milioni di dollari all’anno). Sul piatto c’è per ora una proposta molto più “modesta”, pari a circa 50 milioni di dollari all’anno.
Per la cronaca, leggendo il comunicato stampa ufficiale si scopre che la ristrutturazione dovrebbe interessere anche la sede Italiana di MySpace:
Under the proposed plan, MySpace would place all existing offices in Argentina, Brazil, Canada, France, India, Italy, Mexico, Russia, Sweden, and Spain under review for possible restructure.
da Alessio Jacona
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di Best of Week #26 | Gioxx's Wall il 01/1/70
Google Audio Ads al capolinea
Continua la politica di “taglio dei rami secchi” recentemente avviata dal gigante Google per contrastare la crisi in atto: questa volta l’ascia della razionalizzazione ha tranciato di netto il servizi Google Audio Ads , ovvero il sistema nato per portare la pubblicità del motorone di ricerca sulle radio locali americane che tanto scalpore aveva destato in occasione del suo lancio.
Ricordo bene che al tempo in molti si chiesero se quel passo, assieme alla nascita di Google Print Ads, segnasse o meno l’inizio della fine per le tradizionali agenzie pubblicitarie. Oggi sappiamo che la risposta è “no”: Google Audio Ads termina le operazioni oggi lasciando a piedi circa 40 persone mentre il servizio omologo dedicato alla carta stampata aveva già chiuso i battenti il mese scorso.
E tanti saluti alla disintermediazione.
da Alessio Jacona
Nanopublishing, Denton sopprime Valleywag
Con la notizia della chiusura di Valleywag, blog al vetriolo (parte di Gawker Media) specializzato nel gossip della Silicon Valley, la domanda sorge spontanea: l’età dell’oro del nanopublishing statunitense è finita?
Difficile rispondere. Certo, i tempi di gozzoviglio in cui un Jason Calacanis vendeva il suo blognetwork ad Aol per 25 milioni di dollari sembrano ora distanti ere geologiche.
Nick Denton, che di Gawker Media è il capo assoluto, non è nuovo al lancio di inquietanti segnali d’allarme rispetto allo stato e al futuro del nanopublishing business: lo scorso luglio, ad esempio, l’imprenditore aveva tagliato i compensi dei suoi blogger mentre in aprile aveva venduto tre dei suoi blog minori, ovvero Idolator, Gridskipper, e Wonkette.
Il perché dietro la chiusura di Valleywag è presto spiegato: secondo il chief editor Paul Boutin il traffico del blog “isn’t enough to pay for two writers, even with Ketel One ads on every page”, mentre secondo quanto afferma lo stesso Denton, il mercato della della pubblicità online si ridurrà presto di un devastante 40 per cento (qualcuno avverta Layla Pavone). Abbastanza per indurre l’imprenditore americano a tirare (forte) la cinghia prima che la carestia metta in ginocchio la sua azienda.
Ora non resta che scoprire se anche il nanopublishing nostrano si stia avviando verso la tempesta prevista dal capo di Gawker. Se così sarà , qui in Italia conosceremo la recessione dopo aver saltato a pié pari l’età dell’oro.
Danno e beffa.
da Alessio Jacona
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di Vittore Fotografo il 01/1/70
Sicuramente una previsione devastante.
Spero che non si to...
Gawker.com taglia (si fa per dire) i compensi dei blogger
E’ la madre di tutti i nanopublisher e da anni ormai fa scuola riscuotendo uno straordinario successo di pubblico. Parlo ovviamente di Gawker Media, il network americano di micro-editoria fondato da Nick Denton che poi tanto “micro” non è, considerando che il solo blog centrale al network (Gawker.com appunto) nell’ultima settimana ha registrato 3 milioni e 400mila visite nonché 4 milioni di pagine viste (qui le statistiche aggiornate quotidianamente).
Un mare di contatti che, tuttavia, sembrano non bastare a garantire il tenore di vita (mediamente piuttosto alto) dei suoi editor.
da Alessio Jacona








